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PAPA IN COREA/ Amore e perdono, la "via" di Francesco conquista i giovani

Nell'incontro di Solmoe con i giovani coreani e di molti altri paesi dell'Asia, ancora una volta papa Francesco è riuscito a comunicare il cuore della fede. CRISTIANA CARICATO

Papa Francesco in Corea (Infophoto) Papa Francesco in Corea (Infophoto)

SEOUL - L'incorreggibile Francesco lo ha fatto ancora. Ha preso i fogli in mano, quelli che aveva preso a leggere, disciplinatamente, in un inglese distorto dalla passione del comunicatore, e li ha buttati via, per lasciare spazio al cuore e all'amabile spontanietà. Gli oltre 60mila giovani arrivati da tutta l'Asia non aspettavano altro. Pronti a venirgli incontro, con un supplemento di pazienza e di attenzione, pur di assistere allo show dell'amore. Sia i fortunati stipati nel bianco tendone refrigerato che gli altri che arrostivano intorno al santuario di Solmoe, luogo prescelto per il VI incontro dei giovani del continente, hanno drizzato le orecchie. Sono abituati ad onorare gli anziani e persino gli antenati, non oserebbero mai contraddire apertamente un adulto e la "reverenzialità" la assumono con il biberon, ma di fronte a quello scarto, a quella mossa a sopresa da centravanti consumato non hanno potuto che mostrare apprezzamento. 

Lasciamo stare che da questa parte del mondo può voler dire, alzare sopra le teste contemporaneamente centinaia di smartphone oppure far ondeggiare gadget dai colori imbarazzanti e dalle forme improbabili (oggi ho scoperto che l'oggetto del desiderio degli adolescenti cattolici asiatici è un quadrato giallo limone ripiegabile, ovviamente in magnifica plastica made in Korea, con funzione di salva sedere o pantaloni, opportunamente sagomato). Quello che conta è che lo hannno capito al volo. E dopo due giorni di tentativi falliti in comunicazione su banalità del tipo "dove si trova la toilet?" oppure "posso avere una forchetta?", vi assicuro che già questo ha del miracoloso. 

Francesco si è trovato davanti il futuro del continente, degli Stati e della Chiesa (dove può liberamente operare) in Asia ed è riuscito a farsi perdonare quello che lui stesso ha definito un  "poor english", comunicando in un misto fantasioso di lingue e gesti che incantava. Mi è venuto in mente il povero "capitano, mio capitano" del pur sofisticato e compianto Robin Williams. Quello recitava, lui incarna. E diventa non il pifferario magico dell'attimo fuggente, ma il cantore dell'eternità. Oggi, già ieri per me che scrivo (o altroieri non so, con i fusi orari ho perso il conto), parlava di felicità. Felicità che dura, quella dell'amore. E mentre mi gustavo lo spettacolo di lui che imbrigliava quei volti tondi, la marea di occhi e di cuori giovani, con la spericolata discesa nell'inglese dei brand e degli slogan occidentali, pensavo a che meraviglioso educatore lo Spirito ci ha regalato. 

Poco prima, nella cornice di uno spettacolo dai ritmi e dai colori del levante, tre ragazzi, una cambogiana, un cinese di Hong Kong e una coreana, gli avevano raccontato le proprie vite e posto domande impegnative. Roba seria, non i quesiti preconfezionati di certe kermesse clericali. Dalla questione Cina alla dolorosa frattura tra le due Coree, dal martirio alla vocazione. Francesco, dapprima si era attenuto al testo, poi ha preteso, del resto l'ospite era lui ed è pure Pontefice, che il traduttore lo aiutasse a far capire bene due, tre cose. 


COMMENTI
16/08/2014 - tradizione è movimento (Paola Baratta)

Bellissimo questo articolo. Mi ha fatto pensare alla mia. Alla nostra vita. È vero che a volte i ricordi diventano prigione. Anche quelli belli. Sembri la principessa addormentata nel castello. Nella torre più alta. Chiusa e da sola. O anche quando è brutto. Perché ti consente a volte di fare la vittima o travestiti da eroe che ha resistito alle botte. Comunque non la vivi la vita. Sogni quegli anni quei momenti che non ci sono più e che se son belli diventano castello. Se son brutti sono catene. E il futuro? Se si idolatria il futuro di fan castelli in aria. C'è poco da dire. E vivi tra desideri irrealizzabili. In soddisfazioni. Ansie continue. Fare memoria è diverso. È quello che accade nella Comunione. Che non è che ricordo quello che è successo 2000 anni fa. Avviene lì. Ora. E il duro è in quella "Messa". Andate. Ora. Portate frutto. Ora.Amate. ora. Don Mauro Leonardi mi ha fatto ricordare che tradizionalmente e non è riscaldare la minestra già cotta. Ma movimento. Portare attraverso. Portare avanti. Camminare. Con le valigie ben piene della propria identità. Col progetto di una meta. MS facendo solo un passo per volta. Nel presente.il mo tempo. Il tempo che segue il tempo di Dio. Grazie