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MORTO A 5 ANNI PER L'ILVA/ "Cari amici Lorenzino ha voluto diventare un angioletto"

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Il vecchio padre di Corti aveva chiaro in mente che creare lavoro onesto, creare sviluppo era un dovere, cristiano, era un compito d'onore, opera certa di carità. Lo scrittore arriva a affermare di essere contento che suo padre, per intrighi bancari e crediti mai riscossi, non riuscì a diventare mai veramente ricco: non era per quello che aveva fondato la sua impresa. Che parole sorprendenti!Eppure questo è il punto, il fuoco che se si perde porta all'inferno dell'Ilva e di qualsiasi impresa. Di qualsiasi Stato. Di ogni opera umana.
Le opere sono al servizio dell'uomo. I soldi, il bene economico, è bene se al servizio dell'uomo.Prima viene l'uomo. La famiglia. La sua casa, la sua terra.I soldi sono un servizio; anche il lavoro è un servizio.Questo punto di vista si è perso da molto, moltissimo ormai.Eppure resta l'unico punto fermo. La fermezza da cui ricominciare. Salvare l'Ilva per salvare il lavoro: no, salviamo l'Ilva in modo da salvare l'uomo. Un abbraccio, a Lorenzo, a suo padre Mauro e a sua madre Roberta; con tutto il cuore, con tutta la fede e speranza possibili.

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