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MEETING 2014/ 1. La lettera: è questione di amicizia, non di "scelta religiosa"

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Se uno ci pensa, ciò che succede a Rimini l'ultima settimana di agosto è qualcosa di folle: migliaia di persone decidono di incontrarsi perché sentono l'urgenza di cambiare, di fare un cammino. Essi non si ritrovano per confermare i propri valori o per manifestare il proprio tifo: essi si ritrovano perché la vita li spinge a ritrovarsi e a guardare insieme la realtà. Uno va al Meeting non per sapere chi votare né per rafforzare la propria lobby: uno va al Meeting perché gli è morto un figlio, perché è stato licenziato, perché è diventato amico di uno, perché si è reso conto che certe persone dicono cose importanti per il suo lavoro o per la sua famiglia. Uno parte per Rimini perché la vita gli pone una domanda, non per brandire la propria identità. 

Ma c'è di più. Uno va al Meeting, e non in un altro luogo, soprattutto perché ha intuito che la domanda che ha − su di sé e sul mondo − non è stata presa sul serio da nessuno se non da Gesù Cristo. Il potere ha paura delle nostre domande ed è felice se gliele consegniamo, se chiediamo alla sua forza totalitaria di rispondervi con provvedimenti economici o sociali. Al contrario il potere teme che le nostre domande siano messe ai piedi di Cristo, siano condivise con altri uomini, siano guardate insieme a chi fa un cammino autentico di umanità e di verità. 

Fin dalle origini, e non da qualche anno, chi vive l'esperienza da cui il Meeting sgorga ha sempre imparato che la risposta alle domande più vere della vita non arriva dal potere, ma dall'esperienza. In tutti questi anni ci siamo realmente resi conto che il Destino non ha lasciato solo l'uomo, bensì lo ha raggiunto in ogni particolare della storia attraverso volti, lacrime, risate che altro non sono che l'eco di ciò che accadde ai primi sul Mare di Galilea. Abbiamo imparato un metodo e lo abbiamo offerto a tutti dicendo che se uno si apre con onestà alla realtà, nella realtà non mancheranno mai persone − o momenti di persone − con cui il Mistero non ci provochi a fare un passo per l'edificazione nostra e del mondo intero. Incontrare, quindi, non è per chi va al Meeting un verbo bello da tradurre in inglese, ma il metodo con cui finalmente posso dire "Io" e guardare i figli, la moglie, il dolore e la gioia con una speranza che non viene dal mio o dal nostro potere, ma dall'esperienza. 

Chi ha incontrato Cristo non può più fare a meno di vivere. Egli, infatti, ha introdotto una stima decisiva nella storia per la realtà e per la nostra libertà indicando nell'amicizia quella virtù per mezzo della quale aiutarci a seguire la Sua Presenza nei meandri della storia. 


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COMMENTI
20/08/2014 - Non per scelta ma per grazia sì (claudia mazzola)

Io vado sicuramente al Meeting per andare dai miei amici, in particolare legati all'Avsi. Li ho conosciuti grazie a Dio all'incontro con Gesù Cristo e la Chiesa.