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Cronaca

MEETING 2014/ 1. La lettera: è questione di amicizia, non di "scelta religiosa"

Davvero il Meeting è superato, è un residuato della prima o della seconda Repubblica? E se invece valesse la pena di andarci per interesse a se stessi? La lettera di FEDERICO PICHETTO

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Caro direttore,
leggendo la bella intervista di Giorgio Vittadini sul Meeting di Rimini mi sono venuti in mente alcuni fatti di questo mese che credo meritino di non passare sotto silenzio, ma di essere affrontati.

La partecipazione del premier Matteo Renzi alla Route nazionale dell'Agesci nel parco di San Rossore ad inizio agosto è stata letta come un evento politico. Essa è stata accostata al mancato intervento dello stesso capo del governo al Meeting di Rimini, avvenuto mediante rifiuto pubblico e scritto a seguito dell'invito ufficiale degli stessi organizzatori del Meeting. Nelle scorse settimane la stampa di casa nostra non ha mancato di evidenziare in questi eventi il "declino del potere e del fascino del Meeting" a favore di una militanza più fluida e in sintonia con la dinamicità governativa. 

Il Meeting - si è detto - è ormai associato al carrozzone delle cose vecchie della Prima e della Seconda Repubblica e non possiede più quel connotato popolare che lo ha reso un reale incontro dei protagonisti della società - economica, politica e religiosa - con la gente comune, fuori dai palazzi del potere. Insomma, sempre secondo i media, è esso stesso diventato espressione di un centro di potere, di un consociativismo e di un malaffare tale da essere rifiutato dal nuovo che avanza come scoria, come lobby, come manifestazione troppo compromettente. 

Se da un lato molti vivono questi commenti con la strana ansia di ripeterli all'infinito, sperando che siano veri e che spingano la "kermesse" (!) riminese a togliere il fastidio dalla scena internazionale grazie a questa forte azione di screditamento, dall'altro lato non manca chi - sottovoce - si accoda a queste osservazioni sostenendo che questa nuova "irrilevanza" non sia altro che il frutto della scelta "religiosa" che l'area ecclesiale dal quale il Meeting prende le mosse avrebbe operato negli ultimi anni sempre con maggiore decisività, soprattutto dopo gli scandali che hanno coinvolto (a torto o a ragione) alcuni esponenti della Regione Lombardia. 

Ebbene io penso che, a poche ore dall'apertura del Meeting, tutto questo bisogna guardarlo in faccia e coglierlo come un'opportunità grande per porsi l'unica domanda ragionevole che per me conta: "ma perché io, don Federico, vado al Meeting?". Il Meeting è l'unica manifestazione italiana che non ha come obiettivo quello di affermare solamente la propria identità o di chiedere cose - più o meno concrete - alla politica. La differenza del Meeting rispetto a tutti gli altri eventi pubblici di confronto e di dibattito è che chi va al Meeting non va per riconfermarsi o per promuovere una certa linea politica, ma va per convertirsi, per spostare lo sguardo dal proprio ombelico al mondo. 


COMMENTI
20/08/2014 - Non per scelta ma per grazia sì (claudia mazzola)

Io vado sicuramente al Meeting per andare dai miei amici, in particolare legati all'Avsi. Li ho conosciuti grazie a Dio all'incontro con Gesù Cristo e la Chiesa.