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IL CASO/ "Abortite i bambini Down"? Caro Dawkins, la coscienza non è un tweet

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Richard Dawkins (Immagine d'archivio)  Richard Dawkins (Immagine d'archivio)

Mi spiego con un esempio. Immaginiamo di essere nati e vissuti in una casa senza nessuna fonte luminosa in cui ci siano oggetti, mobili, e che però la casa abbia scuri ermeticamente chiusi: quindi nessuna luce né interna né esterna. È chiaro che io attraverso il tatto potrei avere una conoscenza vera, che so, di un tavolo: ne sentirei il profilo, gli angoli, e potrei giungere a farmi un'idea di com'è. Ora, se dovesse avvenire che per un dono di Qualcuno si aprissero gli scuri, è evidente che io oltre al paesaggio esterno che neppure posso immaginare (sarebbero le verità soprannaturali di fede) vedrei anche illuminato ciò che già conoscevo. 

Del tavolo di prima conoscerò non solo quello che tocco, ma anche quello che vedo, che non solo non contraddice quello che già sapevo ma lo arricchisce di nuovi elementi. Questa è più o meno la posizione del cattolico rispetto all'aborto. Che il feto sia un bimbo è qualcosa che si dovrebbe sapere già qui e ora, e se uno ha fede sarà confermato e corroborato da tutto ciò. Ma nessuno può sostituirsi in quella ricerca personale della verità che non di rado è un camminare a tentoni. Viene bene l'apologo buddista dei nati ciechi a cui veniva portato un elefante e che poi dovevano rispondere alla domanda: secondo te, cos'è? qualcuno diceva una caldaia, e altri un aratro, o un serpente, o un tappeto, o una colonna, a seconda di quale fosse la parte dell'elefante con cui venivano in contatto: il ventre, le zanne, la proboscide, le orecchie, le gambe. 

Ecco, il cristiano sa che quando dice "morale" o "immorale" include l'elemento reale dell'oggettiva esistenza dell'elefante, ma include anche che l'entrare in contatto con esso sia un processo personale e soggettivo. Qualcosa che interpella l'onestà e il desiderio di non volersi fermare al primo tocco e di volersi arricchire della verità per cui l'elefante è sì un ventre, ma anche zanne, proboscide e così via. Si comprende quanto sia folle per un cristiano dire, come fanno i musulmani (almeno alcuni): convertiti o muori. E quando i manuali di storia delle nostre scuole ci dicono che c'erano epoche in cui anche i cristiani facevano così, ebbene se è vero e nella misura in cui è vero, si deve tranquillamente dire che era sbagliato. 

Ora, la frase di Dawkins puzza fin dalla testa perché chi ha nel cuore il rispetto, mai dice "bambini Down" ma dice sempre "bambini con bisogni speciali". Ed è vero sia che abbiano la Sla, o un tumore, o siano amputati o grandi ustionati. E il percorso per dire a una mamma che ha "un bambino speciale", che quel bambino non la lascerà mai come farebbero gli altri ma che sarà con lei per tutta la vita, è una strada che non si può fare a spintoni. 


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COMMENTI
24/08/2014 - Cara donna (Paola Baratta)

Carissima donna, Non mi ricordo come ti chiamassi. Ci siamo incontrate in ospedale. Io perché il cuore del mio primo bimbo non aveva mai iniziato a battere. E tu. Ti avevo visto piangere. Mi avvicinai. Una mano sulla spalla: "Coraggio" dico e poi mi son messa a piangere con te. Aspettavamo l'ecografia prima dell'intervento. A un certo punto tu mi dici: "Sai non potevo tenerlo io. Dovevamo fare un trasloco sai e non era proprio il momento." Non ho più parlato. Non ti ho guardato mentre dicevi quelle parole. Odio. Provavo questo per te. Odio. Fui io a "scomunicarmi" dal tuo sguardo mentre dicevi quelle parole. Io vedevo solo me. Il mio dolore. Io che il mio bimbo lo avrei tanto voluto con me e invece no. Come potevi fare questo? Per un motivo così stupido poi? Ho letto l'articolo. E mi vergogno. Mi vergogno del mio odio di allora. E di averti lasciata sola. Ora lo ricordo il tuo sguardo. Smarrito. E ricordo che quelle parole nascondevano altro. Un dolore profondo e innominabile. Quando una donna abortisce vive due morti. E un senso di colpa incolmabile. No. No. Non si può lasciare nessuno solo in un dramma così. Una mamma non lo farebbe con la figlia. E anche la Chiesa dovrebbe stare accanto. Perché Madre. Madre che dice: "stai sbagliando". Ma non ti lascia la mano. Piange con te e di nascosto da te. Prega. Come Monica per Agostino. E aspettare. Rispettare quel personale e a volte dolente cammino verso la Verità. Bellissimo articolo. Pieno di misericordia. Spero trovi ascolto.

RISPOSTA:

Grazie a te Paola, parole come le tue fanno comprendere quanto serve lo sforzo di scrivere. E grazie alle due persone cattoliche di cui ho messo le parole vere in virgolettato. Spero di essere riuscito a trasmettere a loro l'infinito rispetto che meritano, grande almeno quanto le donne che, sbagliando, si indirizzano verso altre vie. Don Mauro Leonardi