BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DETENUTA SUICIDA / Il garante: carcere incompatibile con la tossicodipendenza

Pubblicazione:lunedì 25 agosto 2014

foto: Infophoto foto: Infophoto

Sarebbe uscita dal carcere tra quattro mesi, ma A.L., cittadina italiana, ha preferito suicidarsi. La donna era tossicodipendente e aveva commesso reati comuni, era detenuta al carcere di Civitavecchia dal 2011. «La donna che si è tolta la vita nel carcere di Civitavecchia sarebbe uscita dall'istituto fra quattro mesi, il prossimo dicembre. Una persona che, a poche settimane dal fine pena, decide di negarsi in maniera tanto drammatica ogni speranza per il futuro dovrebbe farci riflettere sulla reale capacità della pena di tutelare i detenuti e di garantirne il pieno recupero». Lo afferma in una nota, il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni. La donna negli ultimi tempi avrebbe manifestato un forte disagio ed era sottoposta in carcere alle misure previste del caso.  «Il gesto di questa donna - ha spiegato Marroni - riaccende per l'ennesima volta i riflettori sull'utilità della detenzione per i tossicodipendenti e, più in generale, per tutti coloro che sono affetti da malattie. Il carcere è un ambiente duro che piega la resistenza dei più forti, figurarsi di quanti vivono una situazione di disagio psicologico. Nel caso specifico anche il momento del fine pena, se non affrontato con adeguati sostegni, per i soggetti più deboli può essere drammatico». Secondo Marroni il carcere non sarebbe adatto alle persone malate: «Credo che il carcere non sia la risposta migliore ai problemi delle persone malate - ha concluso Marroni - e che non basti diminuire le presenze per avere condizioni più umane di detenzione. La differenza sta nella funzione trattamentale e nell'individuare la soluzione più efficace a garantire i diritti dei reclusi, garantendo la continuità di trattamento anche quando finisce la detenzione. Per questi casi, la soluzione migliore può essere il ricorso a misure alternative alla detenzione come il ricovero nelle comunità terapeutiche, che sicuramente hanno maggiori professionalità per accogliere queste persone». (Serena Marotta)



© Riproduzione Riservata.