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MEETING 2014/ Pizzaballa: cosa può fare il cuore di fronte al dramma?

Pubblicazione:lunedì 25 agosto 2014

L'incontro al Meeting di Rimini 2014 (InfoPhoto) L'incontro al Meeting di Rimini 2014 (InfoPhoto)

Questo vale anche per l’ormai antico conflitto israelo-palestinese, di cui vorremmo parlare il meno possibile, perché onestamente non sappiamo più che altro dire in proposito. La forza, senza una prospettiva di (ri)costruzione sociale, economica, politica, non porterà ad altra soluzione che un nuovo ritorno all’uso di altra forza, in una sorta di circolo vizioso. Come si potrà parlare di pace o prospettiva di pace, se nel cuore si sono accumulati principalmente odio, rancore, dolore, vendetta a causa delle violenze subite, se non si costruisce una speranza? E non c’è famiglia che non abbia avuto tali violente esperienze… La forza non è mai la strada. Può a volte, se necessario, come ora in Iraq, aprire una strada, ma mai costruirla.

Il Medio Oriente, a cominciare dalla Terra Santa, Israele e Palestina, ha urgente e drammatico bisogno di individuare una nuova strada per delineare il proprio futuro, che può essere costruito solo insieme, con tutte le diverse anime che lo compongono, e mai solamente con qualcuno contro un altro. Cristiani, musulmani, curdi, ebrei e tutte le altre comunità religiose ed etniche sono parte integrante della vita di questi Paesi e non spariranno. Presumere di riuscire a farlo è pura illusione e ignorarne l’esistenza è cecità.

Accanto al tradimento della storica convivenza tra comunità religiose diverse, che è triste cronaca di alcune città irachene occupate dai fondamentalisti, vi sono tuttavia anche forme di solidarietà che è doveroso segnalare.

In una recente visita, compiuta poche settimane fa in Siria, nella massacrata città di Aleppo, ho costatato come sia possibile anche che estranei si accomunino di fronte alle necessità e alle emergenze comuni. Riporto solo alcuni esempi.

La città di Aleppo è da mesi senza acqua e l’unica salvezza sta nei pozzi privati. Non tutti possono averlo, ovviamente. E poi, mancando anche l’elettricità (non più di due ore al giorno), è anche impossibile attingere l’acqua, se si è privi di un generatore. A sua volta il gasolio per il generatore è quasi introvabile e comunque è costosissimo... È insomma impossibile per una famiglia normale venirne fuori, cioè è impossibile per la quasi totalità della popolazione rimasta, composta in gran parte da poveri che non sanno dove altro andare. Sono le istituzioni principali ad avere la possibilità del pozzo: moschee, chiese, ospedali, e così via. Ho visto personalmente cristiani e musulmani in fila in chiesa per avere l’acqua e cristiani portare acqua ai vicini musulmani e viceversa.

Nel nostro convento del Terra Sancta College di Aleppo non c’è generatore, ma il vicino musulmano ne ha uno. Gli altri vicini, tutti musulmani, fanno la colletta per il gasolio, il vicino mantiene il generatore e i frati attingono l’acqua per il quartiere.

I gesuiti, con il loro Jesuit Relief Service hanno preso in uso una struttura delle suore francescane di Aleppo e hanno organizzato una cucina per interi quartieri della città. Più di diecimila pasti partono ogni giorno da quel convento per tutti. I viveri giungono da organizzazioni islamiche, le suore si preoccupano, come sanno fare loro, dell’organizzazione, e volontari, cristiani e musulmani, trasportano quotidianamente il cibo ai bisognosi. È da segnalare che gli spostamenti in città sono pericolosi e nessuno può mai sapere, quando esce, se tornerà a casa. Ciò nonostante, sono ancora molti coloro che escono e si mettono in gioco, rischiando la pelle, per fare qualcosa per gli altri. Non per i suoi solamente, ma per gli altri senza aggettivi.

Durante la mia permanenza in Aleppo, i nostri vicini, la cattedrale e il vescovado siriano cattolico, sono stati colpiti ben due volte. La prima in chiesa, che è stata distrutta dei ribelli. La seconda in vescovado, colpito dalle forze governative, per avere così la par condicio! In entrambi i casi tutti, senza distinzione, si sono fatti in quattro per aiutare, sostenere, incoraggiare. Ma anche solo per stare vicini. Molto spesso, infatti, non c’è molto da fare, se non assistere impotenti a questo dramma.

Potrei andare avanti con molti altri esempi e testimonianze. Credo tuttavia di avere già reso molto bene l’idea.

Il Medio Oriente è in fiamme. Le antiche forme di convivenza sembrano esaurite, le nuove forme non sono sufficientemente chiare. Assistiamo a fenomeni contraddittori e indecifrabili. Tradimenti di antiche amicizie, formazione di nuove. Rifiuti dell’altro, ricerca dell’altro. Accanto al cuore che ha tradito, vi è il cuore di chi ha amato, spendendosi e consegnandosi. Quei gesti e quelli di tantissimi anonimi, presenti dappertutto, costituiscono la forza segreta e necessaria per andare oltre e non fermarsi al buio del momento, al potere di Satana.

Il vicino che ti sta accanto, che di fronte a tanta morte compie un gesto di amicizia, ti da il respiro necessario per credere ancora che è possibile continuare a stare qui e vivere insieme, diversi e uniti.


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