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MEETING 2014/ Pizzaballa: cosa può fare il cuore di fronte al dramma?

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L'incontro al Meeting di Rimini 2014 (InfoPhoto)  L'incontro al Meeting di Rimini 2014 (InfoPhoto)

Il potere del cuore

Non sono un “buonista” incantato. Non nego i problemi drammatici, i tradimenti e le crudeltà che interrogano la coscienza di tutti, interpellano in particolare il mondo islamico e ci chiedono di essere fermi e chiari nel domandare loro una posizione altrettanto ferma e chiara contro tutto ciò. Ma credo che non basti fermarsi a questo. È necessario avere sempre chiara una prospettiva, la ricostruzione, la vita. Non basta denunciare, bisogna indicare una via, la strada.

Il male che sta di fronte a noi ci interpella come cristiani e ci chiede di esserlo ancora di più e fino in fondo. È proprio in queste circostanze che siamo chiamati a vivere la nostra vocazione cristiana in maniera completa, senza fughe e senza paure. Il male non deve spaventare un cristiano.

“Rimanere in perfetta tranquillità. Non la stoica atarassia e impassibilità di fronte alla rovina del mondo, ma la sicurezza che l’umanità e il mondo sono nelle mani di Dio. Nessuna sia pur grande distruzione può compromettere il compimento della sua Volontà; nessuna rovina può sottrarre l’uomo alla sua onnipotenza d’amore. La vita del cristiano è sempre la stessa. Dio non ti sottrae ad alcuna difficoltà, ad alcuna prova; Dio sembra abbandonarti alla forza di distruzione del male: se Egli vive in te, è il male che viene distrutto.” Divo Barsotti, “L'attesa. Diario: 1973-1975.”

Si sentono spesso dichiarazioni e analisi disperate della situazione. Pare essere vicini alla fine di tutto. Sono finiti forse i vecchi modelli, ma non il mondo e noi con esso. Eppure non è raro sentire tra la nostra gente, e forse anche dai nostri religiosi, parole di sconforto e rassegnazione. Si parla poi anche di scontro di civiltà e non poi così indirettamente ad una sorta di chiamata alle armi per difenderci! Tutto questo non ha nulla a che fare con la fede cristiana.

Dimentichiamo così un fatto fondamentale: il cristianesimo nasce dalla croce e non può prescindere da essa. Gesù diventa re del mondo sulla croce, non dopo il successo della moltiplicazione dei pani. Il cristianesimo, insomma, nasce da un fallimento umano, da una disfatta. E da un cuore trafitto. Quando parliamo di potere del cuore, e lì che dobbiamo guardare, a quel cuore, che è la misura dell’amore di Dio e di conseguenza del nostro. Il nostro agire da cristiani si deve misurare con quel cuore. Ci dimentichiamo spesso di questo fatto e cadiamo nella tentazione di credere che saranno le nostre imprese a salvarci anche su questa nostra terra.

Per un cristiano un’analisi della realtà, di qualsiasi realtà, non è completa se non è fatta anche in riferimento a Cristo. Non comprendi la verità di un evento, se non in riferimento a Cristo. Non ad una ideologia, dunque, ma ad una Persona, che diventa misura e modello del proprio agire e del proprio pensare.

Come non ricordare l’episodio di Mc 4, 35-41, quello della barca dei discepoli sballottata dalle onde, al panico dei discepoli e al rimprovero di Gesù: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”.

Le diverse strategie occidentali e internazionali non so se possono aiutare. Forse. Le prospettive politiche devono essere ricercate urgentemente. Ma non saranno loro a salvare il cristianesimo in Medio Oriente. La barca di Pietro sarà sempre in agitazione e vi sarà sempre qualcuno al suo interno che cercherà di dire cosa si dovrà fare. Ma a calmare la tempesta sarà sempre e solo il comando del Signore.

La nostra presenza sarà salvata dai piccoli, da coloro che con coraggio si mettono in gioco e sfidano la morte amando il loro fratello gratuitamente, anche lasciandosi trafiggere. Facendo insomma i cristiani fino in fondo.

Le immagini del Medio Oriente che ci vengono mostrate sono opprimenti e ci lasciano sgomenti; è legittimo chiedersi che dobbiamo o possiamo fare ed è doveroso impegnarsi concretamente per porre fine a questa tragedia, che ci riguarda tutti. Ma la nostra azione deve essere accompagnata dalla profonda e serena convinzione che il nostro agire, perché porti frutto, deve essere unito a quello di Cristo.

“Ogni solidarietà e unione con gli uomini continua la solidarietà di Gesù con tutta l’umanità, ma questa, se fosse finita, sarebbe la prova del fallimento supremo perché proprio questa solidarietà si consuma e diviene perfetta nella morte di Croce. La morte di Croce è la via alla risurrezione e la risurrezione non è più la solidarietà di Gesù con gli uomini, ma l’unione degli uomini con Gesù risorto.

Ogni solidarietà con gli uomini, ogni unione con loro è il mezzo e la via necessaria all’unione degli uomini con Dio; se non conduce a quella è vana, non salva, ci fa solo partecipi del dolore, della povertà, della morte: non ci dona la vita.” Divo Barsotti. “L'attesa. Diario: 1973-1975.”

Vorrei concludere però con due altre immagini, anch’esse legate al Medio Oriente, di qualche mese fa, anche se sembrano ormai lontane anni luce, completamente diverse da quanto stiamo vedendo in questi giorni.



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