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MEETING 2014/ Pizzaballa: cosa può fare il cuore di fronte al dramma?

Padre PIERBATTISTA PIZZABALLA è intervenuto oggi all’incontro ‘Il potere del cuore. Ricercatori di verità’ al Meeting di Rimini 2014. Ecco il testo integrale del suo intervento

L'incontro al Meeting di Rimini 2014 (InfoPhoto) L'incontro al Meeting di Rimini 2014 (InfoPhoto)

Non è semplice, in poco tempo e in una sede come questa, entrare in un tema così ampio e complesso, come quello del Medio Oriente di oggi, a ferro e a fuoco, in radicale e drammatica trasformazione.

È ancora più difficile mettere in relazione questa tragica situazione con il “potere del cuore”, che è il tema del nostro incontro. Cosa potrà mai fare il cuore di fronte al dramma umanitario che i media ci vanno mostrando da mesi? C’è bisogno di ben altro che qualche parola buona o di buoni sentimenti, verrebbe da pensare.

Credo invece che sia un errore limitarsi ad una professionale analisi politica, sociale e storica di quanto sta avvenendo (sempre che si riesca a farla!), senza uno sguardo religioso, redento, che aiuti a leggere ed interpretare gli eventi senza tuttavia lasciarsene travolgere. I due ambiti sono necessari l’uno all’altro. Abbiamo bisogno di esperti che ci aiutino a comprendere i radicali cambiamenti a cui stiamo assistendo dal punto di vista politico, economico e sociale. Ma abbiamo anche bisogno di uno sguardo alto, ampio, libero da paure e complessi.

In questi ultimi mesi, a Gerusalemme, siamo stati subissati da richieste e proposte che giungono dalle più impensabili associazioni e movimenti internazionali di carattere assolutamente laico che, preoccupati di quanto sta avvenendo, vogliono coinvolgerci in iniziative le più disparate in ambito mediatico, culturale, politico e addirittura militare, per “salvare il cristianesimo e la sua cultura” in Medio Oriente e non solo. Sono preoccupazioni legittime, come purtroppo costatiamo, ma alle quali manca lo sguardo di fede, lo sguardo di chi non solo confida nelle proprie capacità operative di diverso genere, ma anche affida, consegna la propria vita ad un Altro, in altro modo.

In altro modo significa: operando, pregando e ascoltando ogni suggerimento del cuore, lasciando che la ricerca appassionata e libera della verità indichi strade sconosciute o insperate, pronti ad assumersi la responsabilità di dare corpo al nostro personale impegno verso gli altri, con gli altri.

Non sono venuto qui per presentare la cronaca degli eventi. La conosciamo già dai media, insieme alle diverse analisi su quanto avviene. Diamo, comunque, innanzitutto, una nostra lettura di quanto sta avvenendo, sapendo di essere necessariamente parziali e approssimativi.

Il Medio Oriente in radicale cambiamento

Il Medio Oriente è tornato prepotentemente alla ribalta dell’informazione ma ora anche delle preoccupazioni di tanti. Egitto, Israele e Palestina, Libia, e soprattutto Siria e Iraq sono al centro di un profondo cambiamento dalle ancora non chiare prospettive. Quella sorta di stabilità che per quarant’anni aveva caratterizzato i rapporti (o non-rapporti) in questi Paesi è definitivamente conclusa, e nuovi equilibri che ancora non riusciamo a definire si stanno prospettando, fonte di preoccupazione per molti, soprattutto per la piccola comunità cristiana e le altre minoranze.

Il Medio Oriente che abbiamo conosciuto nel ‘900, quello nato dalle rovine del vecchio impero ottomano, dalla fine dei diversi colonialismi e della nascita degli stati nazionali, è finito. Inizia un nuovo periodo, la cui direzione però non siamo ancora in grado di comprendere.

Inizialmente quella che è stata battezzata ‘la primavera araba’ ha suscitato tanto entusiasmo: le piazze fanno cadere i dittatori che da decenni dominano incontrastati; finalmente il popolo, e i giovani in particolare, diventano protagonisti della vita dei loro Paesi e fanno la storia. Tutti, senza distinzioni di appartenenze, partecipano a questo momento importante.

Questo processo, tuttavia, è stato in un certo modo “sequestrato” da movimenti e partiti religiosi che hanno stravolto la natura di questa primavera trasformandola in una vera e propria lotta di potere tra diverse componenti religiose e sociali del Medio Oriente, in particolare nella lotta tra sciiti e sunniti. Una lotta di potere, non priva d’interessi di diverso genere (politici, economici, energetici, ecc.), ovviamente, ma che a noi ora non interessa analizzare.

Segno evidente di tale involuzione rispetto al momento iniziale della primavera araba sta nelle persecuzioni di cui i cristiani e le altre minoranze religiose sono stati vittime in questi ultimi mesi, e il consolidarsi di movimenti e partiti islamici – alcuni molto estremisti – sulla scena pubblica. Il rapporto con le minoranze, in effetti, è stato fortemente messo in crisi da forme di persecuzione e strumentalizzazione di diverso genere.

Per comprendere però in maniera più completa la natura delle relazioni tra le diverse comunità religiose del Medio Oriente, è necessario partire dal loro contesto storico e sociale.