BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MEETING 2014/ Il mistero delle periferie

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

È una nuova antropologia delle periferie quella descritta dal filosofo (ma anche fisico teorico e teologo) ucraino, non nel senso di un'ennesima teoria sull'uomo e sui suoi condizionamenti, ma nel senso di una nuova "immagine" di sé che si delinea a partire dall'esperienza del destino che ridiventa amico del cuore e della ragione. Un'antropologia nell'ordine delle "immagini" (come ha rilevato Emilia Guarnieri commentando a caldo l'intervento di Filonenko), lì dove l'immagine non è più sinonimo di "apparenza" superficiale, ma di una figura o di una "forma" in cui si incarna e risplende il senso ultimo delle cose.

Con un'attitudine di pensiero e un esercizio dello sguardo che gli vengono direttamente dalla grande tradizione ortodossa della contemplazione della bellezza, Filonenko ha approfondito questa riscoperta dell'immagine cristiana dell'uomo, come in un movimento a spirale, evidenziando ben sette dimensioni o caratteri propri dell'esperienza del centro che pulsa nelle periferie dell'esistenza. Mi sia permesso tra queste evidenziare di primo acchito la straordinaria potenza della prima immagine, da cui in fondo tutte le altre discendono, vale a dire la scoperta della propria "vulnerabilità" come del tratto caratteristico della condizione umana, forse di ogni tempo, ma in maniera particolare del nostro tempo. Essere vulnerabili non vuol dire per Filonenko essere impotenti o sconfitti, ma essere aperti e disponibili a farsi toccare dalla realtà del bisogno proprio e degli altri. Ed è una ferita che, per così dire, non può rimarginarsi mai, perché la nostra ragione non potrà mai cessare di «mendicare» l'infinito e la nostra libertà non potrà mai fare a meno di essere colpita dalla «mendicanza» del destino nei nostri confronti, secondo una delle "immagini" più adeguate e più precise dell'essere umano che ci ha lasciato don Giussani.

«Ma se nella vita dell'uomo c'è questa possibilità immensa di gioia – ha affermato Filonenko – si pone sempre una domanda: com'è possibile che gli uomini riescano a passare accanto a questa felicità e a non notarla?». Che cosa li ferma davanti alla possibilità di questa letizia? Il fatto è che «noi ci aspettiamo che Dio risponda alle nostre domande mandandoci un angelo, mentre invece ci manda come risposta delle circostanze». Magari delle circostanze periferiche che noi non accettiamo. Ma il punto è imparare a riconoscere nelle circostanze storiche che ci vengono date «non soltanto un caos», cioè una realtà senza senso, difficile, assurda, ma «qualcosa che è più simile alla riva dell'oceano, quella riva da cui arriva fino a noi l'invito del mistero. Rispondendo a questo invito noi scopriamo la nostra persona» e assieme ad essa «scopriamo il mondo intero». 

La periferia non è una questione di geografia, cioè di spazi, ma di coscienza, cioè di tempo e di storia. La coscienza dell'inizio che non appartiene solo al passato, ma vive nel presente e apre alla speranza del futuro.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
26/08/2014 - Avercene come lui (claudia mazzola)

Ho avuto l'onore di ascoltare Filonenko a Brescia ad un incontro. Dio ci mandi tanti uomini così.