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MEETING 2014/ Il mistero delle periferie

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L'intervento che ieri Aleksandr Filonenko ha tenuto sul tema del Meeting di quest'anno è stato anzitutto un'occasione sorprendente per capire più a fondo cosa voglia dire che bisogna proprio andare "verso le periferie del mondo e dell'esistenza", per poter riconoscere che "il destino non ha lasciato solo l'uomo". Quando pensiamo alle periferie ci viene subito in mente un territorio marginale o emarginato, che soffre per così dire la sua distanza dal centro e che bisognerebbe riportare al centro, per salvarlo dall'isolamento e dal degrado. Tutto ciò ha una sua drammatica verità. Ma non è tutto – e qui si apre la sorpresa –, perché c'è un altro modo di guardare e anche di patire questa perifericità, c'è un altro modo di andare verso di essa, e trovare al fondo di essa tutto il bisogno e il grido della condizione umana. Cioè ritrovare il centro dentro la periferia, quel centro che è il cuore libero dell'uomo e la sua apertura al mistero infinito, a quell'«oceano del mistero», per usare il titolo di un recente libro di Filonenko, che attira e sollecita la nostra vita. La vita di tutti noi periferici, quando recidiamo il rapporto con l'origine, magari non per nostra colpa, o per nostra deliberata scelta, ma perché siamo figli di un tempo in cui quel rapporto ha cessato di essere evidente e proprio per questo rischia di rendere ogni vita in fondo marginale, anche se ben installata al centro dei nostri "imperi". 

Filonenko ha mostrato come tutto il dramma della cultura contemporanea – con i tanti costretti a patire la povertà e l'incertezza, la guerra e la mancanza del senso, la penuria materiale e la miseria morale – si giochi nel comprendere e nel condividere fino in fondo questa condizione della nostra epoca non solo come una perdita o un handicap, ma anche come una formidabile chance: l'occasione e insieme l'invito a scoprire tutto il nostro bisogno, e soprattutto a percepire di cosa e di chi effettivamente abbiamo bisogno. Solo scoprendolo al centro del nostro bisogno, Cristo può tornare a rivelarsi e ad incontrarci come una reale "compagnia" alla solitudine dell'uomo.

La sfida lanciata da Filonenko non è fatta di analisi strategiche, di parole d'ordine socio-politiche o di indicazioni morali su come dovremmo comportarci, ma innanzitutto dell'invito a prendere coscienza della bellezza di noi stessi e del mondo che l'esperienza cristiana continua misteriosamente a ridestare. È una sfida, appunto, perché sembrerebbe un livello astratto o inincidente rispetto alla gravità delle crisi del nostro tempo, e invece costituisce il fattore più concreto e anche più operativo, quello alla lettera più "urgente" per affrontare le difficoltà personali e sociali che incombono (come attestano i noti fatti di Piazza Majdan a Kiev, che hanno visto protagonista di primo piano lo stesso Filonenko e a cui più volte egli ha fatto riferimento nel suo intervento).


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COMMENTI
26/08/2014 - Avercene come lui (claudia mazzola)

Ho avuto l'onore di ascoltare Filonenko a Brescia ad un incontro. Dio ci mandi tanti uomini così.