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NUOVI DIRITTI/ Se i cattolici cadono nella trappola dei "valori"

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La prima è rendersi conto che il "linguaggio dei diritti" concentra l'attenzione sul valore che un determinato bene ha per l'individuo o il gruppo titolare del diritto stesso, ma non dice "a chi" impongo "che cosa" e in che "modo". Non dice, cioè, quali perdite comporti, non solo quantitative (economiche), ma anche e soprattutto qualitative (in termini di perdita di libertà altrui o compressione di altri diritti). Occorre, perciò, riportare il dibattito su quello che la "retorica dei diritti" oscura: soprattutto il costo "qualitativo" del riconoscimento di un diritto.

La seconda sfida è più sottile, ma forse ancora più importante. Il crollo del "mito del diritto mite" e la conclamata emersione del "conflitto tra diritti" farà inevitabilmente nascere una nuova esigenza su cui potrebbero manifestarsi nuove apparenti convergenze tra cosiddetta "cultura laica" e "cattolica": quella di ritornare al dibattito sui "valori", al dibattito sui "fondamenti del diritto". Esigenza certamente positiva, ma che comporta un nuovo fatale  rischio da cui bisogna guardarsi: evitare la riduzione integrale della morale al diritto. Si potrebbe cioè passare da un eccesso all'altro: dalla completa autonomia del diritto dalla morale, imperante nel secolo scorso, alla completa identificazione del diritto con la morale (un ritorno all'antico, ma nella veste di una morale laica maggioritaria o addirittura elitaria e non più religiosa). Quale morale, infatti, si affermerà nel diritto? E, indipendentemente da questo, può la morale ridursi totalmente a diritto? Tutto deve essere diritto?

Credo occorra avere consapevolezza della violenza connessa al carattere coattivo del diritto, da limitare, perciò, ai soli casi in cui il suo intervento è necessario per difendersi dalla violenza altrui, lasciando alle altre dimensioni (morale, religiosa, sociale e personale) dell'umano uno spazio più ampio, da coordinare con il primo. Penso, infatti, che tra le diverse forme di "corruzione" da cui il Papa mette in guardia, in quello stupendo libro che è Corrupcion y pecado (tradotto in italiano con il titolo Guarire dalla corruzione), possa farsi rientrare, accanto alla corruzione tradizionale, cui siamo soliti riferirci, anche questa "corruzione dei diritti", diritti visti come un assoluto, nuovi idoli che, come è stato detto dello Stato liberale secolare, vivono di presupposti che non sono in grado di garantire.

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