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CARCERI/ Buffa (Dap): è stato un detenuto ad aprirmi gli orizzonti

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Esistono un po’ ovunque modalità diverse di punire le persone rispetto al carcere. In alcune epoche storiche alcune hanno dato dei risultati, in altre invece questi modelli non sono stati soddisfacenti. E’ un continuo divenire, non c’è una soluzione uguale per tutti, ma occorre riflettere su che cosa è utile a chi commette reati, alle vittime e in genere alla società.

 

Ci può raccontare l’episodio che lo ha segnato di più lungo la sua carriera?

Ricordo una circostanza in cui un detenuto mi fece presente che l’avevo aiutato a cogliere il suo processo di maturazione nel corso del tempo. Quest’uomo era entrato nel carcere molto giovane, l’avevo aiutato a studiare fino a laurearsi e arrivato a 40 anni mi disse: “Non so che cosa farò una volta uscito, sicuramente però non sono più quello che ero, cioè un ragazzo illetterato come al momento del mio ingresso”. Questo mi colpì molto perché mi fece prendere atto di come a volte una quotidianità professionale possa aiutare magari anche inconsapevolmente delle persone a trovare nuovi punti di vista.

 

(Pietro Vernizzi)



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