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BERGOGLIO/ "Nemici interni" e cattolici da reality show, il Papa va giù duro

Pubblicazione:giovedì 28 agosto 2014

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Il Papa ha raccontato le parrocchie in cui molti di noi hanno messo piede (e spesso abbandonato di corsa): ring in cui si coltivano invidie, gelosie e antipatie, vasche di allevamento per fedeli spennati da chiacchiere e giudizi da bar. Insomma non proprio luoghi edificanti. Qualcuno potrebbe sbuffare, lamentando una certa tendenza all'esagerazione e all'iperbole. In realtà basta dare un'occhiata alle nostre comunità per riconoscere alcune nevrastenie clericali. Anche nelle parrocchie si punta ai primi posti, al mettere al centro se stessi o la propria particolarissima visione ecclesiale, si cercano spazi per gratificare la propria ambizione e imporre idee o ideologie, obiettivi facili su cui scaricare le proprie insoddisfazioni. Si giudica e spesso senza appello. Papa Francesco ha invitato ad un esame di coscienza, ricordando che proprio la divisione è uno dei peccati più gravi per quel popolo per cui Cristo sulla croce ha offerto la sua sofferenza. 

Insomma che posto occupa nella nostra fede quel "che siano una cosa sola" di evangelica memoria? Non bisogna chiederselo una settimana l'anno, quando si prega insieme ai fratelli separati di altre confessioni cristiane, ma tutti i giorni quando si passa dagli uffici parrocchiali e si evita la catechista molesta, il responsabile degli scout con cui si è discusso per le date delle prime comunioni o le signore del rosario che passano ai raggi x chiunque capiti nel loro raggio visivo (mi sono sempre chiesta come fanno a non perdere il ritmo delle Avemaria e allo stesso tempo non perdere un colpo su chi entra ed esce, sulle mise indossate e sul tempo di permanenza nell'ufficio del parroco). Stiamo attenti, non sono quisquilie, c'è di mezzo il diavolo. Sempre Bergoglio ha ricordato che è nella natura del maligno separare, rovinare i rapporti, insinuare pregiudizi. E pare si diverta molto quando riesce a farlo proprio tra il gregge del Buon Pastore. Le nostre chiese dovrebbero essere il luogo dove crescere nella capacità di accogliere, perdonare e volersi bene. Questo ha chiesto il Papa. Nulla di più o di meno che la santità. "Una chiesa che si riconosce ad immagine di Dio, ricolma di Misericordia e Grazia".  

Eppure spesso sembrano le succursali delle riunioni di condominio. Potrei raccontare della suorina che mi ha redarguito in fila per la comunione perché avevo una spalla scoperta. Mi ha dato un'occhiataccia che mi porterà ad indossare la versione cattolica del burka vita natural durante. Ma non sarei abbastanza sincera se non ricordassi anche le tante, troppe volte, che ho dato, insieme ad amici di fede, giudizi affrettati su altri cristiani, magari attratti, cresciuti e pasciuti in carismi lontani da quello che mi ha afferrato. Credo sia utile ciò che sta facendo Francesco: scortica la nostra appartenenza ecclesiale, purifica il nostro vivere da cristiani, cerca la verità e l'autenticità del credere. Vuole una conversione quotidiana e ci accompagna nel lavoro da fare. Bisogna solo dargli retta.  



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COMMENTI
28/08/2014 - A chi dare retta? (luisella martin)

Diverso milioni di chilometri da ciascuno dei parroci che ho incontrato nella mia vita, Papa Francesco - secondo la brava giornalista - andrebbe "giù duro" nel denunciare il segreto di Pulcinella dei cattolici italiani: le miserie delle sacrestie. Vorremmo tenere lontano il dolore sperando che l'orgoglio,i moti di invidia,di gelosia siano piccoli e innocqui peccati veniali che non fanno male nè a noi nè al mondo. Poi arriva la Provvidenza, la Misericordia di Dio a scuotere il quotidiano, qualche volta é addirittura sorella morte! Il nostro Papa vuole solo ricordarci che dobbiamo dare retta solo all'amico Gesù,quando il tempo é quello della calma e della gioia, per essere pronti ad affrontare anche il mare agitato.