BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

L'INTERVISTA/ Card. Bassetti: la Chiesa? Non faccia lobby, ma annunci il Vangelo

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Se per anni, come dice lei, la Chiesa è stata percepita solamente come una sorta di soggetto politico-sociale significa che la sua azione pastorale è stata totalmente fraintesa. Oggi, però, con decisione dobbiamo affermare che la Chiesa non è certo il sindacato dei credenti, non è neppure un club di iniziati dediti ad attività ludico-ricreative e non è neanche un'associazione umanitaria. La Chiesa è il popolo di Dio in cammino su questa terra. Essa è composta dai battezzati, ma è anche aperta a tutti gli uomini di buona volontà che scoprono nel messaggio evangelico qualcosa di determinante per la loro vita. La Chiesa manifesta nel mondo, con tutti i limiti che volete, l'inizio del Regno di Dio: il futuro dell'umanità rinnovata e liberata dalla corruzione del peccato, una cosa che va al di là del tempo presente. La Chiesa, dunque, non fa azioni di lobbying ma può essere nel mondo una sorta di "coscienza critica" nei confronti delle "strutture di peccato" che soffocano l'umanità. La Chiesa può e deve svolgere una funzione di equilibrio tra i potenti e gli ultimi della Terra. In definitiva, come sta dimostrando papa Francesco con il suo magistero, la Chiesa deve, prima di tutto, annunciare Gesù e, secondo luogo, impegnarsi per la giustizia che è indubbiamente un valore evangelico.

L'umanità che incontriamo oggi non è né ideologicamente né emotivamente definita, è una umanità fluida, inquieta, spesso oppressa dalla paura o da una sottile violenza reciproca. Come annunciare oggi a questa umanità che il Destino − come dice il titolo del Meeting − non l'ha lasciata sola, ma la cerca e la ama?
Ecco, questo è compito della Chiesa: annunciare all'umanità smarrita che c'è una speranza, che non finisce tutto con il limite di una vita. E che neppure in questa breve e convulsa esistenza siamo lasciati soli, perché c'è un Destino, un Amore instancabile, che ci segue e – come diceva un noto teologo – "ci attende"!

Chi la conosce non per sentito dire, sa quanto lei sappia stare vicino alle persone. Dopo la nomina a cardinale immaginiamo che si siano moltiplicati gli impegni: le sembra che questo la allontani dalla gente o invece le fa conoscere ancora di più i problemi della chiesa universale?
Da cardinale, il mio servizio di pastore si è molto ampliato, non solo per intensità di impegni, ma anche per latitudine. Oltre al lavoro intenso e importantissimo nelle Congregazioni dei Vescovi e del clero, vengo infatti chiamato in varie parti d'Italia per offrire una catechesi o una meditazione o, meglio ancora per celebrare l'eucaristia con i fratelli di altre diocesi. Tutto questo non solo non mi allontana dalla gente, anzi, mi permette di avvicinare molte persone e offrire loro una parola di speranza e di conforto.

All'indomani dell'annuncio pubblico della nomina, il Papa ha scritto una lettera molto esigente ai neo cardinali raccomandando loro povertà e umiltà. Nei vostri incontri, a livello personale, ha aggiunto qualcosa che ci vuole raccontare?