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L'INTERVISTA/ Card. Bassetti: la Chiesa? Non faccia lobby, ma annunci il Vangelo

Pubblicazione:venerdì 29 agosto 2014

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

"Lo stile di povertà e di umiltà si addice ad ogni cristiano. Non solo per un motivo di convenienza, ma perché esso fu lo stile di Gesù che si accostò ad ogni uomo". Lo dice a ilsussidiario.net il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, oggi al Meeting di Rimini per parlare dell'Evangelii Gaudium e delle sfide del cristiano e della Chiesa, "dall'America latina all'Italia". La Chiesa? La sua intepretazione politica è una fase conclusa, spiega il cardinale. Essa non deve né fare lobby, né concepirsi come il "sindacato dei credenti", ma annunciare e portare ovunque il Vangelo alla maniera di Francesco.

Eminenza, il Papa sembra dirci  - soprattutto dopo l'Evangeli Gaudium - che una reale riforma della Chiesa può avvenire solo se la Chiesa esce da se stessa e si dirige verso l'umanità dispersa, bisognosa e ferita. Che cosa vuol dire per lei concretamente tutto questo nella vita pastorale quotidiana?
Significa essenzialmente tre cose: incontrare, ascoltare e curare. Un vescovo, infatti, ha la possibilità di sperimentare questo "uscire da se stessi" mille volte al giorno. A volte è sufficiente camminare per la strada per capire i bisogni e "le attese della povera gente", come diceva La Pira. Ma è soprattutto nella visita pastorale della mia diocesi che ho potuto toccare con mano le piaghe, morali e carnali, di moltissime persone. Ho visitato malati e infermi negli ospedali, nelle case di cura e fin dentro le proprie case portando una preghiera e una parola di conforto. Ho incontrato le diverse comunità di immigrati accogliendo il loro disagio e le loro difficoltà. Sono andato nelle scuole e nelle università dove ho trovato studenti meravigliosi, anche non credenti, che hanno testimoniato un bisogno enorme di essere ascoltati e la necessità di essere valorizzati da una società troppo vecchia che sembra non curarsi più di loro. Sono andato nelle fabbriche, soprattutto quelle in crisi, incontrando i dirigenti e gli operai con le loro famiglie, cercando in tutti i modi di salvare la dignità di quelle persone che perdendo il lavoro rischiano di scivolare in un buco nero senza speranza. D'altra parte, sin da quando ero vescovo di Massa Marittima-Piombino, ho sempre avuto un contatto diretto, molto stretto, con il mondo del lavoro. Ed oggi come allora ho molto a cuore la situazione di migliaia di operai delle acciaierie. Ieri quello dello stabilimento siderurgico di Piombino, oggi come presidente della Conferenza episcopale umbra non posso non pensare alla situazione delle acciaierie di Terni.

Per anni si è pensato alla presenza della Chiesa nella società come a quella di un soggetto politico, al pari del sindacato o di confindustria. Oggi le cose sembrano cambiate. Che cosa significa per la Chiesa oggi "essere nel mondo"? 


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