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ADOZIONI GAY/ Figlia con due "madri", e adesso chi paga per il "golpe" dei pm?

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La Ratio della sentenza e le sue forzature interpretativeIl ricorso è stato accolto sulla base dell'articolo 44 della legge sull'adozione del 4 maggio 1983, n. 184, modificata dalla legge 149 del 2001, che contempla l'adozione in casi particolari, ossia nel superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l'adulto, in questo caso genitore "sociale", quel rapporto affettivo e di convivenza che si è consolidato nel tempo, a maggior ragione se ciò è avvenuto nell'ambito di un nucleo familiare. La norma non precisa se si tratta di coppie conviventi eterosessuali o omosessuali e non fa alcun riferimento all'orientamento sessuale dei genitori. Ma non è certamente casuale se per una lunga e consolidata tradizione ciò sia sempre avvenuto in coppie eterosessuali, con una interpretazione estensiva di quanto dice la stessa Costituzione.  

Considerare questa sentenza un'estensione della norma contenuta nella legge sull'adozione appare decisamente come una forzatura. Non è vero che non si tratti di un diritto ex novo, perché non si crea una situazione prima inesistente, dal momento che il minore già conviveva con le due mamme. La nuova copertura giuridica che si offre alla precedente situazione di convivenza a tre − due mamme e un figlio − ha quel carattere innovativo, subito riconosciuto sia dall'Associazione Arcobaleno che si è subito dichiarata pienamente soddisfatta, che da quanti sono intervenuti nel dibattito per esprimere dissenso.

E la stessa dichiarazione dell'avvocato che ha seguito la coppia in questo iter riflette la piena consapevolezza di come ci si trovi davanti ad una situazione nuova, non ancora prevista dalla legge,  in cui ad una coppia di due donne vengono riconosciuti nuovi diritti e tutela "di quei cambiamenti sociali e di costume che il legislatore ancora fatica a considerare, nonostante le sempre più diffuse e pressanti rivendicazioni dei moltissimi soggetti interessati". Ciò che sorprende in questi casi è come non si sollevi neppure un dubbio sul fatto che il supremo interesse del minore possa essere costituito dal fatto di avere una madre e un padre, così come ha previsto la natura, ma anche così come ha ampiamente confermato una vasta letteratura che affronta il tema dei ruoli familiari, distinguendo tra quello paterno e quello materno, segnalando cosa accade quando uno dei due è assente, valorizzando la cultura delle differenze, a cominciare da quel "diversity management" a cui tanto si fa riferimento come potente fattore di arricchimento nell'esperienza personale e sociale. 

Sulla complessità dei modelli familiari attuali, specialmente di quelli allargati, sulla fragilità dei legami affettivi, sulla crisi stessa della famiglia, sui fenomeni di violenza che fin troppo spesso vengono alla luce, si avanzano teorie interpretative che cercano di risalire alla radice dei problemi: con coraggio, lucidamente e senza sconti per una società che appare fin troppo spesso senza padre e senza madre. Ma gli eventuali problemi che potrebbe presentare un bambino cresciuto con due madri e senza padre, o viceversa con due padri e senza madre, sono un tabù. Anzi non è infrequente che si incorra nell'accusa di omofobia se solo si solleva il problema... Ed è proprio la difesa ad oltranza di un modello che esula dall'esperienza fatta per secoli e lo converte nel prototipo della famiglia felice che suscita ulteriori perplessità. 


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COMMENTI
30/08/2014 - spero che qualcuno mi ascolti (Alberto Pennati)

Ringraziando il Sig. Cerofolini, resto però ancora in attesa che la sig.ra Binetti o questo autorevole quotidiano facciano i nomi di questi dipendenti statali.

 
30/08/2014 - Concordo con Pennati (Carlo Cerofolini)

Concordo con quanto scritto dal lettore Pennati!

 
30/08/2014 - un sacco di parole..ora basta! (Alberto Pennati)

Se è vero che questi magistrati si sono sostituiti al Parlamento e hanno calpestato la Costituzione (ed è così), anzitutto si facciano i nomi di questi dipendenti profumatamenti pagati dallo Stato (troppo facile scrivere il tribunale di Roma...) e che si arrestino e si processino. Altrimenti anche quelle della sig.ra Binetti sono solo parole, parole, parole, che continuano a prendere in giro, vero?