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WEEK END DEL GUSTO/ Alla scoperta dei sapori "antichi" delle valli bergamasche

La torta polenta e osei La torta polenta e osei

Certo, perché sono queste le cose che valgono. Intanto andateci voi se potete. Dopo il pranzo, il sciur Brambilla che è venuto a trovarci a casa a Selvino, ci ha raccontato la sua storia: rappresentante di ottone negli Anni Cinquanta, quando l’industria italiana era fiorente. Aveva iniziato a lavorare a 15 anni.

Che storia affascinante: attraverso quest’uomo ho rivisto l’Italia degli anni in cui non ero cosciente. Io sono del 1961, e in quegli anni cresceva il nerbo della nostra piccola industria, che ora fatica a stare sul mercato. E forse dovrebbero fare come il mio amico dei Bricconi: mettersi insieme, studiare come combattere la battaglia del genio italiano che non vuole annegare. Quegli anni, di certo, li ha visti Stefano Bonilli, il fondatore del Gambero Rosso, che domenica sera, quando sono tornato a casa, andava alla casa del Padre. Un infarto senza appello. Aveva 67 anni. E non avrei detto: solo ora scopri l’età, perché un collega ti sembra quasi un coetaneo e vent’anni fa, di enogastronomi in erba (come me) e affermati (come lui), si era una decina a dir tanto. Pochi giorni prima avevamo duellato su twetter, parlando di Expo. E come sempre non eravamo d’accordo. Però quanto è stimolante la discussione, vero antidoto all’indifferenza. Ma così non vale: andarsene ai primi di agosto, che scherzo è compagno Bonilli!

E quando uno se ne va, uno che è stato avverso alla tua attività, quindi avversario (nemico no, i nemici non sono intelligenti, sono solo stupidi, e Stefano era molto intelligente), ti coglie un senso di simpatia umana, come il bicchiere mezzo pieno, dove nel pieno c’è la capacità che aveva di dialogare sui social media, di riflettere, di rilanciare, di provocare. Insomma di fare il giornalista. Io ti ricorderò. E pregherò anche per te, caro Stefano.

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