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TWITTER/ A che serve una finestra sul mondo se mi chiudo in un monolocale di specchi?

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È allora quando manchi di rispetto. Perché lui, il rispetto, non vive da solo. È un concetto che ha bisogno di una mente, la mia, ma anche di una faccia, la tua. Di due vite, le nostre. Proviamo. I vegani sono persone che mangiano praticamente solo erbe. Proviamo a prendere l'ultimo post, tweet, al vetriolo e pure un po' cafone che abbiamo scritto contro la comunità vegana, e poi pensiamo di usare le stesse parole con chi conosciamo e, soprattutto, fuori da un gruppo che ci protegge (perché magari i vegani fanno lo stesso con gli altri, non so): senza gruppo alle spalle e con gente che conosciamo non lo faremmo mai. Il rispetto c'è se ho davanti qualcuno e se non mi nascondo dentro una massa.

Se non ci stai attento, twitter (ma anche facebook, e google e via discorrendo) ti propone una vita tra uguali, tra pensieri fotocopia. Alla fine segui solo quelli che ti seguono: insomma che sono uguali a te. E fai gruppo ed è tutta una storia tra gruppi.

Praticamente, alla fine, leggi sempre lo stesso tweet con varianti minime. È come se ci avessero dato una stanza con finestra sul mondo e noi optassimo per rinchiuderci nell'armadio. Se poi aggiungi che, per forza di cose, twitter non ha la vita in comune, vengono fuori tutte persone similpensanti che parlano in gruppo contro gente che sono nessuno, che non conoscono. Che se fossi tra persone del cortile reale, a porte e finestre aperte, non lo faresti mai.

Perciò consiglio di aprire twitter, non di chiuderlo. Ma di aprirlo sul serio. Apriamo. Conoscevo un cortile dove il camionista viveva accanto alla suora. E allora imparavano tutti e due l'uno dall'altro (anche la suora, non solo il camionista). Ecco io vorrei una suora che twitta col camionista di Gallarate.  Io sono prete e seguo Levatidallepalleplease. Cosa mi dice? Cosa gli dico? Non lo so. Proprio per questo voglio seguirlo. A che serve una finestra sul mondo se mi chiudo in un monolocale di specchi e seguo mille me stesso che ingigantiscono e così facciamo gruppo contro gli altri nessuno?
Levatidallepalleplease sarà la mia finestra sul mondo.
Sembra poco seria come cosa, ma non lo è. Provare per credere. Se non altro potremmo scoprire che stiamo pagando un botto di soldi di smartphone per stare a parlare con lo specchio.



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COMMENTI
09/08/2014 - Finestra sul mondo ma anche salotto per gli amici (Giuseppe Crippa)

Buongiorno don Mauro, le Sue riflessioni sui social – e su twitter in particolare – sono interessanti ed il Suo invito ad aprirci al dialogo con persone con vissuti molto diversi dai nostri è stimolante. Credo però che in fondo questi social, molti dei quali consentono che ci si nasconda nell’anonimato dei nickname (ed apprezzo molto che Lei non se ne avvalga) rendano il dialogo “tra diversi” molto più difficile di quello tra persone che condividono gli stessi ideali. Per esempio, se io da juventino twittassi la mia apprensione per la possibile cessione di Vidal, cosa dovrei aspettarmi da Lei che juventino non è e che magari spera che Vidal venga ceduto e Benatia no? Non trovo quindi per nulla sbagliato dedicare la maggior parte del mio tempo su twitter a chi condivide il mio modo di vedere la realtà senza comunque chiudermi del tutto di fronte a chi vede le cose in modo diverso. In fondo abbiamo sempre bisogno di “essere confermati” nelle nostre fedi (non solo calcistiche)…

RISPOSTA:

Certo in tutto ci vuole equilibrio, hai ragione. Però bisogna essere un po' come il ventaglio: radicati da un lato e spalancati dall'altro. Circa l'uso del nick, quanto più si va sul personale tanto più è indispensabile se si vuole proteggere, se non sé stessi, per lo meno le persone e le cose che ami. Però su internet passa l'autenticità: puoi far vedere solo l'unghia del dito mignolo, ma deve essere quella davvero. Per questo - come per tutto - c'è bisogno, a mio parere, di riflessività, cultura, educazione. Un saluto, Don Mauro Leonardi