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TWITTER/ A che serve una finestra sul mondo se mi chiudo in un monolocale di specchi?

Pubblicazione:sabato 9 agosto 2014 - Ultimo aggiornamento:sabato 9 agosto 2014, 11.14

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Trovo su twitter @sono_selvatica che scrive: "Vedo sempre più spesso tweet intolleranti su vegetariani e vegani, cos'è dopo la comunità gay avete trovato un nuovo bersaglio?? ?#rispetto" e ripenso alla mia storia con questo social. Prima di twitter, se mi avessero detto di esprimermi in 140 caratteri, avrei detto no, non lo so fare, non li so pensare pensieri in 140 unità. Avevo un sacco di cose da dire. Cose piene di idee e di caratteri. Ho iniziato e dovevo sempre cancellare. Ora 140 caratteri bastano. Ho imparato a far entrare i pensieri nelle parole che c'entrano. Ho imparato. È stata una buona scuola.

Però su twitter ci sono tanti attacchi personali. Tanti gli insulti. Poco il rispetto. Perchè? Perchè quel signore nella fotina urla a lettere maiuscole il suo insulto? In tempi gayfriendly non sono gli omosessuali il bersaglio: ora vanno vegetariani e vegani. Perchè a volte ognuno di noi mette in quell'improbabile nick, il sé stesso vigliacchetto? Forse da piccolo facevi il bullo nel cortile di casa tua, tra quelli come te, però bastava che scendesse quello del terzo piano, per abbassare la voce e le orecchie perchè quello mena.

Però non era solo quello. Era anche perchè lo conoscevi, ci andavi a scuola insieme. Lui non era solo i suoi tweet ma era lui, quello del terzo piano. Il cortile reale aveva una diversità che manca a twitter. Sei connesso con il mondo ma è un mondo su misura tua. Su twitter (ma anche su facebook) ti vendono gratis l'idea che sei cittadino del mondo ma dipende da te se è vero o no.

Se ti lasci portare dai motori di ricerca vedrai che al primo prete che inizi a seguire, ti vengono altri preti, gruppi cattolici, suore e santuari che scrivono pensano parlano come te, e inizia la giostra delle notifiche fotocopia.

Tutte uguali. Cinema? Attori, recensioni, fan. Scrittori? La razza più prolifica sui social. Perversioni varie? Troverai spazi e persone che li vogliono occupare. E piano piano la finestra sul mondo che dovrebbe essere il social diventa un monolcale senza luce e aria, piena zeppo di altri te.


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COMMENTI
09/08/2014 - Finestra sul mondo ma anche salotto per gli amici (Giuseppe Crippa)

Buongiorno don Mauro, le Sue riflessioni sui social – e su twitter in particolare – sono interessanti ed il Suo invito ad aprirci al dialogo con persone con vissuti molto diversi dai nostri è stimolante. Credo però che in fondo questi social, molti dei quali consentono che ci si nasconda nell’anonimato dei nickname (ed apprezzo molto che Lei non se ne avvalga) rendano il dialogo “tra diversi” molto più difficile di quello tra persone che condividono gli stessi ideali. Per esempio, se io da juventino twittassi la mia apprensione per la possibile cessione di Vidal, cosa dovrei aspettarmi da Lei che juventino non è e che magari spera che Vidal venga ceduto e Benatia no? Non trovo quindi per nulla sbagliato dedicare la maggior parte del mio tempo su twitter a chi condivide il mio modo di vedere la realtà senza comunque chiudermi del tutto di fronte a chi vede le cose in modo diverso. In fondo abbiamo sempre bisogno di “essere confermati” nelle nostre fedi (non solo calcistiche)…

RISPOSTA:

Certo in tutto ci vuole equilibrio, hai ragione. Però bisogna essere un po' come il ventaglio: radicati da un lato e spalancati dall'altro. Circa l'uso del nick, quanto più si va sul personale tanto più è indispensabile se si vuole proteggere, se non sé stessi, per lo meno le persone e le cose che ami. Però su internet passa l'autenticità: puoi far vedere solo l'unghia del dito mignolo, ma deve essere quella davvero. Per questo - come per tutto - c'è bisogno, a mio parere, di riflessività, cultura, educazione. Un saluto, Don Mauro Leonardi