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Cronaca

CRISTIANI PERSEGUITATI/ Noi, ovunque "stranieri", a Mosul come a Milano

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Prosegue il Papa emerito: «È da molto che non si citano più tanto volentieri questi passi, perché essi sembrano allontanare l'uomo dalla terra e distoglierlo dai suoi doveri, anche politici, nel tempo e nella storia. "Fratelli, rimanete fedeli alla terra!" ha proclamato Nietzsche nel nostro secolo; e l'imponente fenomeno del marxismo, in tutte le sue correnti, ci ha ficcato bene in testa l'idea che non abbiamo tempo da perdere per il cielo. Per dirla in termini che riecheggiano un motto brechtiano: lasciamo dunque il cielo ai passerotti. Noi invece occupiamoci della terra, cercando di renderla abitabile» (p. 75).

Tuttavia, spiega ancora Ratzinger, «La destinazione all'altra patria non aliena, bensì è in realtà il presupposto a che noi - e gli Stati in cui viviamo - si possa prosperare, conservandosi essenzialmente "sani". Se infatti gli uomini non hanno da attendersi nient'altro che ciò che questo mondo offre loro, e se tutto ciò non lo possono o debbono chiedere che allo Stato, essi si distruggeranno da se stessi ed insieme annichileranno anche qualunque spazio di convivenza. Se non vogliamo cadere di nuovo preda del totalitarismo, dobbiamo alzare lo sguardo e guardare più in alto che lo Stato, che è una parte e non la totalità. La speranza nei cieli non è nemica della fedeltà alla terra: è speranza anche per la terra» (p. 76).

Noi, cristiani occidentali in politica, onoreremo davvero il sacrificio di questi nostri fratelli iracheni, pakistani e nigeriani quanto più sapremo qualificarci come «comunità di stranieri», anche all’interno delle formazioni scelte, dando più credito a quella sana insofferenza per il non sentirsi mai a casa piuttosto che ad una militanza ideologicamente condivisa.

E quella sulle minoranze perseguitate, per lo meno da parte nostra, non sarà solo retorica se sapremo trasformare la nostra mentalità, privilegiando una sensibilità per il vero alle scelte dettate dall’opinione comune o dalla impazienza di “piazzare prodotti sul mercato” delle offerte politiche. Saremo in unità con i cristiani perseguitati se non poggeremo il nostro agire solo sull'attesa del riconoscimento di questo o quel capo bastone. Se alla crisi in atto nella nostra parte di mondo risponderemo con nuovi criteri di giudizio che rompano la consuetudine instauratasi nell’agone politico. Se alle nuove sfide sapremo rispondere con logiche differenti da quelle consuete. Se sapremo uscire dal mero schema dell'alternativa unica, per cui ogni questione cruciale deve dividere in "favorevoli" o "contrari", entrando invece nel merito abilitati unicamente dall'Incontro con quella realtà che già nella storia introduce quell'altra patria. 

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