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EUTANASIA/ Se il Consiglio di Stato ora ci obbliga a "staccare la spina"

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Tanto che la sospensione del trattamento di alimentazione e di nutrizione artificiali costituirebbe un vero e proprio “dovere” in capo ai sanitari e questo escluderebbe in radice qualsiasi possibile responsabilità penale a carico degli stessi. Il tutto senza che sia nemmeno data la possibilità di ricorrere all’obiezione di coscienza, atteso che, come affermato dalla sentenza del Tar Lombardia, il diritto di obiezione di coscienza non è riconosciuto dalla legge per questo caso. Il che è del tutto pacifico: dato che non esiste una disposizione normativa che preveda la possibilità di richiedere al Servizio sanitario nazionale di praticare un trattamento, attivo o passivo, che determini la morte del paziente, non può essere nemmeno disciplinata l’eventualità in cui il personale sanitario si rifiuti di accedere a questo tipo di richiesta per motivi di coscienza. Resta da comprendere tuttavia perché il medico, a differenza del paziente, non dovrebbe potersi “autodeterminare” e così rifiutare una prestazione che cagioni la morte del paziente stesso, sulla base di principi deontologici, morali o religiosi.   

La pronuncia del Consiglio di Stato contiene poi un evidente paradosso.

Essa è costellata di affermazioni tendenti a valorizzare massimamente la centralità del diritto di autodeterminazione: “…scelta insindacabile del malato di assecondare il decorso naturale della malattia fino alla morte…”, “fondamentale e incomprimibile diritto di autodeterminazione terapeutica, quale massima espressione della personalità…”, “…informata e volontaria scelta di rifiutare le cure da parte del paziente…”, “…accettazione della morte da parte del consapevole paziente…”. 

Ebbene, Eluana Englaro non si è affatto “autodeterminata” a richiedere l’interruzione del trattamento di alimentazione e di idratazione; altri l’hanno chiesto “in nome e per conto” suo e per di più non già sulla base di formali dichiarazioni dell’interessata, bensì esclusivamente di commenti da lei espressi oltre diciassette anni prima in occasione di gravi incidenti occorsi a terze persone.

Eluana è stata mandata a morire sulla base di una mera ricostruzione della sua ipotetica volontà (ma di questa circostanza nella sentenza del Consiglio di Stato non c’è traccia). Non lo si dovrebbe dimenticare, soprattutto quando si celebrano “le magnifiche sorti e progressive” dei “nuovi diritti”. Il riconoscimento di questi ultimi ha dei “costi” (non solo economici) per la società; su questi temi è indispensabile poter aprire un dibattito senza pregiudiziali ideologiche.  



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