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PAPA/ Francesco a Redipuglia, fa la pace solo chi ascolta il cuore

Ieri, in occasione dei cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale, papa Francesco si è recato al sacrario di Redipuglia, dove ha celebrato la messa. GIANNI MEREGHETTI

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Cento anni sono passati dall'inizio della prima guerra mondiale e ancora si sente risuonare il giudizio di Benedetto XV che ha attraversato il corso della storia del Novecento, la certezza che quella in corso fosse una "inutile strage" e per cui il papa ai belligeranti aveva chiesto di fermare immediatamente quella guerra orrenda che poi di fatto ha stroncato la vita di tanti giovani. Una inutile strage, questa è stata la prima guerra mondiale e cento anni dopo un altro papa, papa Francesco, si è recato in uno dei mausolei più significativi della memoria, il Sacrario di Redipuglia, segno struggente di tanti giovani innocenti morti in trincea. 

Cento anni dopo che un papa aveva parlato di inutile strage, oggi un altro papa ha gridato che "la guerra è folle", che "il suo piano di sviluppo è la distruzione; volersi sviluppare mediante la distruzione!". Un grido senza mezzi termini, senza alcuna mediazione, senza se e senza ma, un grido che sorge da un impulso distorto, da un folle "a me che importa?". 

Commovente l'approccio del Papa a Redipuglia: "Dopo aver contemplato la bellezza del paesaggio di tutta questa zona, dove uomini e donne lavorano portando avanti la loro famiglia, dove i bambini giocano e gli anziani sognano… trovandomi qui, in questo luogo, vicino a questo cimitero, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia". 

Da una parte vi è il sussulto pieno di meraviglia di fronte alla bellezza del paesaggio e d'un colpo lo sgomento, la guerra che distrugge la bellezza che è stata consegnata all'uomo, la guerra che nega ciò che un Altro costruisce. 

Un papa che non si perde nei ragionamenti, che non segue i percorsi della dialettica, un Papa che sa guardare la realtà fino a chiamare le cose semplicemente con il loro nome, che la guerra è una follia, e lo è perché il cuore dell'uomo è fatto per la pace. 

Con papa Francesco siamo ad una svolta sempre più chiara nel giudizio sulla guerra. Il problema oggi non è più quello del Novecento, se sia giusto o no ricorrere alle armi, il problema non è più nemmeno quello del pacifismo; con Papa Francesco siamo andati avanti e molto avanti nel percorso per costruire la pace, ed è il cuore il punto di forza di questa costruzione, il fatto che a me, uomo, importa di mio fratello. 

Oggi il Papa, facendo memoria di una strage che è durata per quattro anni, che si è perpetrata con orrore dentro i buchi delle trincee, ha voluto dire all'uomo non che è contro la guerra, ma che se ascolta il suo cuore costruisce la pace. 


COMMENTI
14/09/2014 - Al termine dell'omelia (luisella martin)

Al termine dell'omelia - così ben commentata nell'articolo - il Santo Padre, con le lacrime agli occhi, ha detto: "Fratelli, l'umanità ha bisogno di piangere e questa è l'ora del pianto". Chi, come me, ha sbagliato molto nella vita, sa come è difficile piangere, ma sa anche che la conversione del cuore può avvenire solo se si trova il coraggio di riconoscere i propri errori fino a piangerne le conseguenze.