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IL CASO/ Aborto facile? L'Irlanda dice no all'Onu e insegna all'Italia

Pubblicazione:lunedì 15 settembre 2014 - Ultimo aggiornamento:lunedì 22 settembre 2014, 10.32

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La 194 in Italia ha aperto una voragine incontrollabile e ha, di fatto, permesso a chiunque di abortire banalizzando il gesto. Se gli aborti poi nel tempo sono diminuiti non è, come alcuni giornali si ostinano ad affermare, “merito” della 194. Il merito, la 194, se l’è preso negli anni immediatamente successivi alla sua emanazione, quando nel 1982 le interruzioni di gravidanza hanno avuto il “boom” (234mila in un anno). E’ difficile dimostrare il contrario.

Non si può escludere che anche in Irlanda possa verificarsi un fenomeno simile, anche se oggettivamente le restrizioni della legge pongono delle maglie un po’ più strette di quelle che ci sono (o non ci sono) in Italia. 

Nonostante questo, qualcuno è ancora preoccupato che in Irlanda l’aborto possa ancora trovare degli ostacoli. Le Nazioni Unite si sono mosse perché il parlamento irlandese rivedesse le proprie clausole: in nome di cosa?

Yuval Shany, relatore sul “caso Irlanda” del Consiglio delle Nazioni Unite, ha dichiarato che la legge irlandese sull’aborto continua a criminalizzare le donne per le quali l’accesso all’aborto spetta come diritto secondo quanto garantito dal Covenant on Civil and Political Rights (Iccpr). Shany ha tenuto a precisare che: «Sebbene la legge del 2013 abbia rappresentato un miglioramento rispetto alla situazione precedente, tale normativa non ha ancora risolto molte delle preoccupazioni del “Consiglio per i Diritti Umani” e ha lasciato posto alla criminalizzazione dell’aborto, anche in circostanze nelle quali noi Stati membri ritentiamo debba esserci l’obbligo di consentire l’aborto sicuro e legale». Cioè a dire: l’aborto fa parte dei diritti umani.

L’Irlanda ha risposto. Con una limpidezza cristallina le fonti citano la risposta della signora Mary Jackson, funzionario irlandese presso il Dipartimento della Salute, che ha fatto notare come il suo paese abbia legittimamente legiferato in materia di aborto rispettando l'articolo 25 della Convenzione che garantisce a tutti i cittadini il diritto al voto e all'autodeterminazione.

Ma soprattutto, Lorcan Price, rappresentante e avvocato di Pro Life Campaign, Ong irlandese presente alla discussione di Ginevra, ha sottolineato che l'interpretazione dei diritti umani da parte delle Nazioni Unite è, di fatto, sbagliata. 

Cosa ha detto Price? «Non esiste alcun diritto all’aborto nella legislazione internazionale. Oggi le ricchissime lobby abortiste tenteranno di ingannare il Comitato per i diritti umani qui a Ginevra, sostenendo che i bambini non ancora nati non hanno il diritto di vivere. Questa affermazione è del tutto contraria alle leggi sui diritti umani».

Lo stesso Price ha poi aggiunto: «Spero con tutto il cuore che il Comitato difenda il diritto alla vita e respinga la pressione internazionale dei gruppi statunitensi, come il Center for Reproductive Rights, che vogliono imporre a tutti i costi il regime dell’aborto in Irlanda. Le Nazioni Unite sanno che non esiste un diritto internazionale sull’aborto nella legislazione. Se l’ONU assumesse una posizione esplicitamente a favore dell’aborto, si verificherebbe un danno incalcolabile alla sua credibilità come organismo in difesa dei veri diritti umani».


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COMMENTI
15/09/2014 - La dittatura dell'ONU (Giuseppe Crippa)

Grazie per questo documentato articolo. Sarebbe bello poi sapere se ci sono altri paesi che, in questo o in altri campi, sanno opporsi alla dittatura dell’ONU.