BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Aborto facile? L'Irlanda dice no all'Onu e insegna all'Italia

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

I danced for the scribe / And the pharisee / But they would not dance / And they wouldn't follow me / I danced for the fishermen / For James and John / They came with me / And the dance went on / Dance, then, wherever you may be / I am the Lord of the Dance, said He…

Solamente un popolo come quello che vanta tra i suoi canti parole come queste poteva rispondere per le rime così chiaramente alle Nazioni Unite.

Le parole citate sono tratte dalla splendida canzone intitolata Lord of the Dance, un canto popolare della tradizione irlandese. L’Irlanda è il paese che ha rispedito al mittente, l'Onu, le accuse di avere una legge troppo restrittiva sull’aborto.

In particolare, all’Irlanda, che nel 2013 aveva legiferato depenalizzando l’aborto, è stato rimarcato che tale legge permettesse l’interruzione di gravidanza solo in alcuni casi specifici: quando è in pericolo la vita della madre o se c’è un rischio di suicidio il parere deve essere dato all’unanimità da tre medici. 

Regole come queste sono certamente restrittive, anche se, in realtà, lo sono fino un certo punto se pensiamo a come potrebbero essere usate con leggerezza.

Sono certamente più restrittive del nostro analogo italiano. La legge 194 permette l'aborto volontario prima della 12esima settimana quando “la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la salute fisica o psichica” (art. 4) e dopo la 12esima settimana: “a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna” (art. 6). 

Le parole della 194, di fatto, in Italia hanno permesso e permettono aborti precoci e tardivi (prima e dopo la 12esima settimana) con pretesti di ogni genere, fino a “quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto” (art. 7, e anche qui c’è margine di interpretazione). In Italia, nessun difetto del nascituro può, inequivocabilmente, esentarsi dal creare danni psichici alla madre e astenersi dal condannare il bambino ad una interruzione di gravidanza. 

Solo per citare dei fatti di cronaca, probabilmente in molti ricordiamo, qualche anno fa, quell’interruzione di gravidanza tardiva per una sospetta atresia esofagea, patologia che, se confermata, può essere agevolmente curata dopo la nascita. In quel caso è stato eseguito l’aborto, un cosiddetto “aborto terapeutico”: un termine che non viene citato nella legge, ma è ormai abbondantemente utilizzato sia nel dire comune sia nelle cartelle cliniche degli ospedali. Viene da chiedersi: terapeutico per chi? Chi è stato “curato”? Il bambino? Certamente no. La mamma? Lo lasciamo pensare a voi (io ho la sensazione che adesso, nel luogo in cui si trova, il bambino stia molto meglio della sua mamma, ma è una opinione personale). 


  PAG. SUCC. >


COMMENTI
15/09/2014 - La dittatura dell'ONU (Giuseppe Crippa)

Grazie per questo documentato articolo. Sarebbe bello poi sapere se ci sono altri paesi che, in questo o in altri campi, sanno opporsi alla dittatura dell’ONU.