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ETEROLOGA/ Non è il "liberi tutti" delle Regioni che cambia in diritto un desiderio

Pubblicazione:martedì 16 settembre 2014

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Meglio una legge o un decreto, servono delle linee guida o basta la legge 40 riveduta e corretta dalla sentenza della Corte costituzionale?

Se ne può discutere quanto si vuole, a favore o a torto di una qualsiasi delle ipotesi, ma il caos di questi giorni, abbondantemente rilanciato dalla stampa che esaspera le divergenze delle diverse posizioni, dice con chiarezza quanto sia inaccettabile questa nuova ondata di deregulation. Non sarà il far west di prima della legge 40, ma in un certo senso ne riproduce i toni accesi, le ipotesi contrastanti, e segna quella sottile linea di confine che separa semplici desideri e diritti civili.   

Basta vedere cosa sta succedendo in Lombardia. Le competenze sulla sanità sono proprie della Regione, ma il comune di Milano non ci sta a riconoscere i confini istituzionali del proprio mandato e appellandosi al fatto che la Lombardia stia facendo una scelta oscurantista e discriminatoria lancia una minaccia dura al Pirellone. Pisapia contro Maroni, titolano i giornali, diritti civili contro principi che tutt'al più possono essere confinati nella coscienza individuale. 

Il sindaco di Milano contesta la scelta del Pirellone di far pagare l'intervento, mentre il governatore replica: "Non spendo i soldi dei cittadini lombardi per una prestazione che non è considerata essenziale". Ora in questi giorni non c'è chi non senta parlare dell'urgenza di ridurre i costi, vero e proprio imperativo categorico imposto da Renzi ai suoi ministri: la Lorenzin si è detta disposta ad accettare i tagli alla sanità purché siano selettivi e non di tipo lineare. La Spending Review impone scelte a cascata che riguardano direttamente anche gli assessori alla sanità: toccherà a loro decidere cosa e come tagliare per garantire diritti sanciti a livello costituzionale. Per Pisapia si tratta di «Una decisione oscurantista e ideologica che certo non posso condividere: da parte nostra faremo quanto è possibile, nei limiti delle nostre competenze, per aiutare chi sarà costretto a scegliere questa strada». In altri termini Giuliano Pisapia boccia la scelta del governatore Roberto Maroni sulla fecondazione eterologa, che per volere della giunta lombarda sarà interamente a carico delle coppie che ne faranno richiesta, a differenza di quanto avverrà nelle altre regioni. 

Ma la mancanza di una normativa di rango superiore a quella regionale crea già in partenza un ulteriore equivoco. C'è infatti il rischio concreto del turismo sanitario inter-regionale: mentre in Lombardia i costi dell'intervento si aggirano sui 3mila euro, che saranno a carico della coppia, fuori dalla Lombardia, in Toscana, Emilia Romagna, ad esempio, le cifre non superano i 500 euro. Ma Maroni insiste: «Fino a quando il parlamento non dirà se la fecondazione eterologa rientra tra le prestazioni dei livelli essenziali di assistenza, e dispone le risorse necessarie, non spendo i soldi dei lombardi per una prestazione che non viene considerata essenziale. Preferisco utilizzare queste risorse per gli anziani, per abbassare i ticket, per dare un aiuto ai disabili».


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