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Cronaca

IL CASO/ Frank ha scelto l'eutanasia perché non ha saputo amarsi

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A nessuno sfugge il risvolto patologico della vicenda e, pertanto, la fragilità dell'individuo di fronte a se stesso, ma tutto questo non è sufficiente perché anche per lui – come per ogni uomo sulla terra – non diventasse possibile l'esperienza della riconciliazione, l'unica esperienza davvero capace di guarirci in profondità e che il cristianesimo ha reso perfino un sacramento. Solo l'amore guarisce. 

E l'altra certezza di questa storia è che, nella vita di Van Den Bleeken, di amore ce n'è stato poco. Orfano, rinchiuso fin da piccolo in un istituto per malattie mentali e privato in giovinezza di ogni libertà, Frank ha smesso ben presto di essere un uomo, un figlio, un amico. Ed è diventato un caso da risolvere, un uomo fragile da temere e da "tenere a bada". Dalla sentenza del Servizio federale pubblico del Belgio per la Giustizia chi esce davvero sconfitto è l'amore, ossia quella capacità che una comunità – divenuta nell'epoca moderna "Stato" – deve avere per curare soprattutto quegli esseri più deboli e più facilmente "scartabili" dalla società, affinché la loro esistenza, pur nell'oscurità del loro mondo interiore, possa essere significativa e piena. 

Davanti a Frank lo "Stato" si è arreso, i suoi fratelli si sono arresi e hanno accettato di considerarlo uno "scarto pericoloso", un abominio, uno sbaglio di natura che – invece di aiutare tutti a porsi la domanda sul senso ultimo del vivere – ha alimentato dibattiti e ossessioni, paure e sentenze, finendo per disumanizzare Van Den Bleeken e renderlo un esempio, un simbolo. Proprio come fanno i terroristi quando uccidono un uomo. Non lo fanno per quello che è, ma per quello che rappresenta. Ci sono, quindi, delle certezze inoppugnabili che emergono da questa notizia, ma ci sono anche – ed è inutile evitarlo – delle domande che non hanno risposta, ma che meritano di essere formulate e consegnate a chi oggi legge e crede magari di avere le idee chiare su un caso che è tutt'altro che semplice o facilmente risolvibile. 

La prima domanda è tutta per coloro che oggi cantano vittoria e inneggiano alla "giustizia": siete sicuri, cari signori, che questa morte sia giustizia? Che giustizia sia punire un uomo facendolo diventare vittima dei suoi stessi comportamenti criminosi? Siete sicuri che uccidere Caino faccia giustizia ad Abele? La giustizia, quanto siamo lontani da questo concetto oggi, non è ripagare l'uomo della stessa moneta, ma essere capaci di trattare un uomo in modo diverso da come egli stesso ha trattato i propri simili. Giustizia non è perpetrare il crimine trasformando l'oppressore in oppresso, giustizia è restituire dignità e rispetto a chi non ha saputo darne in modo da far maturare in lui la consapevolezza del bene e il bisogno di riscatto.