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SINODO/ Né Kasper né Müller devono dare la soluzione, ma Dio

Si avvicina il Sinodo dei Vescovi e si riparte con lo specchietto per le allodole della comunione ai divorziati risposati. È un problema, ma non è il primo dei problemi. MAURO LEONARDI

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Si avvicina il Sinodo dei Vescovi e si riparte con lo specchietto per le allodole della comunione ai divorziati risposati. È un problema, ma non è il primo dei problemi. Basta fare un calcolo. 

Prendi il mondo - perché la Chiesa, Papa Francesco non fa altro che ripeterlo, ha occhi su tutto il mondo - e togli la frazione dei cattolici. Tra i cattolici prendi gli sposati. Tra gli sposati prendi i divorziati e, buon ultimo ma non meno importante, tra i divorziati cattolici prendi quelli che vorrebbero fare la comunione ma non possono. Ce ne sono, per carità, non lo nego, ne conosciamo tutti, ma non è il problema dei problemi. 

Il primo problema è proprio la famiglia. Tutto il mondo la vuole, anche se non siamo tutti d'accordo nel dire come debba essere fatta. Ma essere sé stessi e sentirsi a casa, sì, lo vogliamo tutti, e famiglia è questo. E, molto molto collegato con l'essere sé stessi ed essere a casa, è il poter avere figli: ecco il primo problema. E lì, c'è il problema dei problemi: cioè che le politiche familiari vere le hanno fatte in Scandinavia, in Francia, negli Stati Uniti, i paesi cattivi, laicisti, quelli con diversi tipi di famiglia. E l'Italia e la Spagna, cioè i paesi cattolici, stanno indietro. 

È vero, conosco qualche sposato divorziato che frigge perché non può fare la comunione, ma conosco un mare di coppie che sono estenuate dal non poter avere figli per mancanza di tempo, di soldi, di cultura civile, di solidarietà sociale. E se la Chiesa cattolica ti dice solo che sei poco generoso, poco aperto alla volontà di Dio, e che forse devi pregare di più, ecco, quello è il problema che il Sinodo deve affrontare. 

Perché i paesi più lontani dalla Chiesa cattolica sono quelli che meglio pensano alla famiglia? Una Chiesa che gira solo sui valori non negoziabili, diventa una chiesa autoreferenziale. Mi viene il dubbio che una Chiesa così arroccata, a certi giornalisti, vada proprio bene. Ho un amico che dice: "Se hai una battaglia da fare, cerchi un nemico. Se hai un sogno da realizzare, hai bisogno di un popolo con cui condividerlo"(@brunomastro).

Questi giornalisti si stupiscono che Müller dica che se diamo la comunione ai divorziati risposati mettiamo in crisi l'indissolubilità del matrimonio e che Kasper gli risponda: sì, ma quelli che sono finiti nella buca del divorzio come li tiro fuori? E che problema c'è? La Chiesa è viva e non ha un pensiero unico. Di unico ha solo Dio. 


COMMENTI
20/09/2014 - Titolo (luisella martin)

Il titolo di questo articolo mi ha lasciata molto perplessa, lo trovo "imbarazzante"; avevo scritto un commento (che non avete pubblicato) in merito al problema affrontato nell'articolo, ma poi ho capito che era il titolo a dover essere commentato! Due commenti hanno rafforzato in un certo modo la tesi espressa nel titolo, ne deduco che il problema trattato non è di competenza "umana" e quindi, poiché non mi riguarda, me ne disinteresso!

 
19/09/2014 - La famiglia (luisella martin)

La famiglia cristiana parte da un uomo ed una donna che si amano; il loro amore però non é un amore qualsiasi, il loro amore è l'amore che ci ha insegnato Gesù. Io credo che sia molto difficile capire, quando si è giovani e si scopre l'amore, se la scelta che si andrà a fare corrisponde alle più autentiche aspettative che ciascuno ha per sé stesso; potrebbe essere un sentimento bello, forte, ma destinato a finire, a morire perché autoreferenziale. Per questo la Chiesa ha capito (forse un po' tardi!) che era importante seguire i fidanzati evangelizzandoli, camminando con loro, in un certo senso "preparandoli" all'amore. Il fatto è che non sono le considerazioni di tipo psicologico ad assicurare un futuro positivo alla coppia cristiana, ma la fede e la vocazione di entrambi e queste sono disposizioni d'animo che si scoprono con una direzione spirituale intelligente e paziente; non serve mettere un timbro "ammesso - non ammesso" ai Sacramenti del Matrimonio e dell'Eucaristia! Si finisce così per permettere a tutti il matrimonio in Chiesa, perché non c'è il tempo, la pazienza, la voglia di capire l'altro. In questo modo i matrimoni nascono tutti (o quasi tutti) deboli, nonostante le buone intenzioni di parroci e laici. Sono certa che i Cardinali, illuminati dallo Spirito Santo e confortati dalle parole di Papa Francesco, impiegheranno i due anni di tempo per riflettere insieme su cosa fare "prima" che la coppia si unisca nel Sacramento del Matrimonio e non "dopo"!

 
19/09/2014 - la chiesa appartiene a Cristo (Paola Baratta)

Mi pare che l'articolo sottolinei molto opportunamente una cosa fondamentale. Il sinodo non solo è una riflessione sulle famiglie formate dai laci sposati, ma sarà una riflessione della chiesa su sè stessa come famiglia che deve camminare insieme. C'è la sfida di comprendere come ogni decisione sarà il frutto dell'ispirazione dello spirito santo che armonizzerà, come un direttore d'orchestra, i diversi carismi presenti nella chiesa, i diversi caratteri e le diverse sensibilità. per questo non dovrebbe destare alcuno "scandalo" che un cardinale - a proposito dei problemi della famiglia - ponga maggiormente l'accento sulla centralità della misericordia e sulla necessità di prendersi cura di dolorose questioni particolarmente dolorose e un altro invece ricordi il magistero e l'indissolubilità.Che poi sono facce di una stessa medaglia: perchè in Dio sempre si coniuga Misericordia e giustizia. Solo che spesso ce lo si dimentica. Non esiste Amore che non sia giusto. Nel sinodo la Chiesa è chiamata a camminare insieme. Come i discepoli di Emmaus. In ascolto ardente (il cuore ardeva) della Verità/Amore. Fa male constatare poi che a rinfocolare contrapposizioni e polemiche spesso siano proprio quelli che pensano di dover "custodire" la vera fede. Che è custodita benissimo dallo Spirito Santo da più di duemila anni. la pace è lo sforzo di far dialogare le diversità Forse anche la Famiglia (Chiesa) deve essere così.

RISPOSTA:

Grazie! ML

 
19/09/2014 - la chiesa non appartiene a sè stessa (Paola Baratta)

La chiesa non è un partito. E non appartiene a sè stessa. La Chiesa è un'orchestra con diversi carismi, personalità, ruoli, sentimenti, ideee, storie, mamoria e speranza che appartiene ad un unico direttore d'orchestra: Cristo. Animata dall'armonia creata dallo Spirito santo. Come un coro di voci in cui c'è spazio per contralti, bassi e soprano. E ci pensa lo spirito Santo a farne un'armonia per disegnare il volto di Cristo. Bell'immagine vero? Beh è un'immagine che mi viene sistematicamente distrutta da chi grida allo scandalo sentendo il pensiero di un cardinale che mette l'accento - riguardo ai problemi della famiglia - sulla necessità della misericordia in situazioni particolari. Contrapponendolo a chi - "custode" della tradizione - richiama invece all'indissolubilità del matrimonio. Quando le due cose sono semplicemente due facce della stessa medaglia. perché nel cuore di Dio giustizia e misericordia vanno insieme. Siamo noi, a volte, a convicerci di no. Che peccato. E così rischia, di questo sinodo, un'immagine di una Chiesa non solo autoreferenziale ma anche divisa che è il contrario di quello che dovrebbe essere. Sinodo: camminare insieme. Unità. E' il primo richiamo. Attenzione che non significa omologazione. unità significa costruire ponti tra diversità e farle dialogare. L'orchestra, appunto. la pace artigianale di Francesco. Ma la Chiesa non è partito. Nè ONG. Non appartiene a sè, ma solo a Cristo. Essa stessa Famiglia che deve camminare come tale. Bella sfida.