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NO TAV/ Erri De Luca, perché l'intellettuale (totalitario) Continua la Lotta?

Pubblicazione:martedì 2 settembre 2014

Erri De Luca (Infophoto) Erri De Luca (Infophoto)

Repubblica di ieri ha scritto un pezzo intervistando lo scrittore Erri De Luca attorno al processo che deve affrontare per aver manifestato nelle azioni di sabotaggio dei No Tav in Val di Susa. Il giornalista dice che non oseranno condannarlo, lo scrittore invece è certo di essere condannato. La sintesi: "è come se avessi vinto un premio letterario, sarò famoso". 

Lo scrittore ha 60 titoli pubblicati, vende molto, non ha bisogno di diventare famoso. Direi invece che intende davvero sostenere questa ribellione che lui considera giusta. Ma tanto giusta che è lecito persino fare le azioni di sabotaggio contro i cantieri e i macchinari. Sarebbe anche lecito ferire poliziotti, e agire fino a tratti di lotta armata.

Il suo passato con Lotta continua sembrava redento nella sua successiva frequentazione di ambienti cattolici, ha scritto per Avvenire, sembrava davvero portatore di idee moderate. Ma poi è tornato all'estrema sinistra, in particolare nella galassia dei movimenti che dicono No a tutte le linee di sviluppo economico e sociale praticate da chi governa, che sia di destra o di sinistra. È il destino degli scrittori alla moda, bisogna per forza far parte dei circoli élitari che concepiscono le grandi idee di opposizione.

De Luca dice che si oppone alla linea ferroviaria veloce perché si scava in una montagna che ha molte zone fatte di amianto. Forse non sa che l'amianto è presente in gran parte delle formazioni rocciose in Italia. Migliaia di gallerie sono state scavate, senza nessun allarme amianto. E allora cosa c'è nel pensiero di questa lotta?

Si tratta di protezione della valle di montagna da invadenze estranee. Si tratta di negare che sia necessario rendere più veloce il trasporto merci in Europa, sostenendo che è ora di valorizzare i prodotti locali e di pensare al consumo a chilometri zero. Insomma una specie di opposizione al capitalismo per un ritorno alla vita semplice e legata al proprio territorio. È  una posizione romantica, che però vive contro un nemico potente: grandi forze che vogliono la modernizzazione e lo sviluppo. Questa sensazione del nemico potente giustifica una lotta di minoranza fatta con tutti i mezzi possibili perché la minoranza imponga il suo volere.

Qui sta il punto. Noi, quando pensiamo a una lotta da fare, pensiamo che si debba conquistare la maggioranza, cioè accettiamo le condizioni poste dalla democrazia.

Ma ora, di fronte alla globalizzazione che ha reso tutto il mondo interno alle forme della competizione e dello sviluppo, le lotte delle minoranze sono diventate di moda, rabbiose e violente. Non a caso i teorici di Grillo giustificano il terrorismo come risposta all'imperialismo americano. E non a caso i No Tav praticano forme di lotta che rasentano il terrorismo. L'idea comunque è che le ragioni di una minoranza, se sono ragioni di alto pensiero, devono essere imposte, perché la maggioranza non potrebbe mai capire. 


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COMMENTI
02/09/2014 - e tanto che gli fanno? (Claudio Baleani)

Erri De Luca ha 64 anni. Per quando finiscono i processi non potrà nemmeno andare in galera, ammesso che la condanna sia superiore a 2 anni e non gli scontino qualche cosa. Non ha nulla da difendere e anzi spinge per lo sfacelo occupazionale ed economico. Non solo! Ha le spese già pagate perché con la reclame che si fa scrive il solito libro e sta a posto. Peraltro ha già detto che in realtà non è colpevole; che ha dichiarato quel che ha detto per rimanere nel processo. Dunque, ci sta portando in giro. E' bellissimo fare la rivoluzione a costo zero. Oggi funziona così. Qualunque s...o scrive le cose che gli passano per la testa e trova di sicuro chi prende quelle frescacce per la nuova frontiera del diritto. Anzi Rodotà ha formulato un nuovo concetto: il diritto ad avere diritti. Roba da tagliarsi le vene.