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Cronaca

BIMBO CON HANDICAP/ Si può uccidere il piccolo Titouan per paura della solitudine?

I genitori e i medici del piccolo Titouan hanno deciso che il bimbo non merita di vivere e che la spina dovrà essere staccata. Un altro dramma si compie per paura della vita. MAURO LEONARDI

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Ci risiamo, dicono: un altro caso Englaro o Welby. Solo che succede nella laicissima Francia a un bambino nato dopo cinque mesi di gestazione e che, a seguito di un’emorragia al cervello, sicuramente soffrirà di un grave handicap.

No, permettetemi, no: qui il discorso sul fine vita, che poi si chiama morte procurata, suicidio assistito, eutanasia, e così via, non c’entra. Qui non ci sono persone che hanno deciso di togliere la vita a sé stesse sulla base di scelte personali di vita o di non vita. Qui c’è un bambino che aveva già il nome - Titouan - e altri uomini hanno deciso che non vale la pena che viva. Chi ha chiesto di interrompere l'assistenza sono il papà e la mamma: i medici si sono riuniti in comitato etico e hanno deliberato che verrà ucciso. Lo so, la scelta di questo verbo arriva come un pugno allo stomaco ma io non so il francese e il traduttore simultaneo di Google, stavolta, parla un italiano più chiaro dei miei pensieri.

I genitori di Titouan si son fatti una foto che gira su internet. Vogliono dire che la scelta è la loro. Nessun nome di fantasia a proteggere la privacy, la sacra privacy, nessuna foto rubata di spalle, ma loro due, mano nella mano, le dita intrecciate. Peccato che nella conta delle dita alzate per votare a dire sì, l'unico ditino che mancava era quello del bimbo. Il papà e la mamma hanno detto che una cosa così non riuscivano a gestirla. Ma, cavoli, non dovevano gestirla, una vita così: dovevano viverla. Questo è il punto, ciò che mette veramente paura è la vita: la vita con un disabile mette molta paura. Ecco perché non si dovrebbe nascere da soli, crescere da soli e vivere da soli. È per quello che un tempo, nei villaggi, si nasceva in tanti: perché si viveva in tanti. Il dolore di uno, era di tutti, era per tutti. Per questo non era pauroso. La vera paura di ogni paura è la solitudine.

Strano paese il mondo, in cui un collegio etico decide che devo morire perché sono nato troppo presto e sono malato. Strano paese il mondo, in cui se stai male chi ti ha dato la vita non te la lascia. Strano paese il mondo: io mi agito e piango e non mi accarezzano e non mi prendono in braccio. Saranno i tubi che ho nel corpo? Ma perché non viene mamma? Perché mi danno una dolce morte e non una dolce vita? Cos’è un handicap? Conosco solo la voce di mamma e i rumori che fa. Perché non mi lasciano con lei? Perché non mi lasciano solo con mamma e papà e invece a me ci pensa un comitato etico?


COMMENTI
22/09/2014 - il senso della morte. La cultura della morte (Paola Baratta)

Ho letto l'articolo e ho ripreso in mano il Giuramento di Ippocrate. Quello che al liceo lo traducevi sempre. Quello che ispira ancora adesso il codice deontologico dei medici. e veramente mi vengono i brividi a misurare l'abisso tra la cultura della vita che è scritta in quel giuramento e il comportamento di questi medici che nella loro decisione aberrante si convincono di aver seguito un "codice etico". nell'antichità la morte era forse una realtà più vicina, più naturale di quanto non lo sia per noi. Più quotidiana, anche. nonostante ciò (o forse per questo?) la morte era rispettata. come momento inviolabile e sacro che dava senso a tutta una vita.Oggi la morte la vediamo in tv, sui giornali e apparentemente fa meno paura Ma a questa banalizzazione- penso ai videogiochi, dove "muori", fai game over e ricominci -fa da contraltare un voler allontanare la morte a tutti i costi, un non volerla accettare nella sua realtà. Così uccidere un bambino (malato) diventa eugenetica. Non c'è bisogno di scomodare sostanza e accidenti per dire che un bambino, anche se malato, resta un bambino. E chen togliergli la vita, significa ucciderlo. Significa morte. =ltretutto le "modalità" della morte vengono passate quasi sotto silenzio: al bambino verrà tolto da bere e da mangiare. Questa la verità. E ditemi che "etica" c'è in questo. Vorrei saperlo. Bell'articolo che dà voce al silenzio di tanti innocenti.

RISPOSTA:

Ho voluto scrivere quest'articolo perché segna un importante passo in avanti (o indietro). Forse nei paesi scandinavi qualcosa del genere accadeva già, ma certamente è la prima volta in Francia. La scelta di utilizzare il punto di vista del bambino è molto dura, lo so, ma credo che certe volte sia necessario ricevere lo schiaffone. ML