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Cronaca

DIARIO USA/ "Mr. Barkley, a me (e ai miei figli) qualche schiaffone ha fatto bene"

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Tutti i protagonisti di queste storie sono uomini di colore. African-American è anche quell'Adrian Peterson che ha picchiato il suo piccolo. Purtroppo sembra proprio che Peterson a questo bimbo abbia fatto davvero male. Le pochissime voci che si sono levate cercando di arginare quella valanga di sdegnosa condanna riversatasi sui violenti sono di African-Americans. Tra queste mi ha colpito quella di Charles Barkley, ex star dell'NBA ed ancora popolarissimo commentatore tv. Intervistato – da un bianco – su CBS, Sports Barkley s'è azzardato a dire che lui come tutti i bambini del profondo sud è venuto su a vergate nelle gambe. Con l'intervistatore che, superato il primo shock, gli è saltato addosso, Barkley ha provato a rispondere, come può uno che ha fatto il giocatore e non il pedagogo, che non intendeva certo giustificare la violenza verso i bambini. Voleva solo dire che bisogna stare attenti, che non si può giudicare grossolanamente come i genitori tirano su i figli. 

Che c'è, potremmo dire noi, uno spazio di libertà. Libertà di educazione. Mr. Barkley, io son venuto su in riva all'Adriatico, e ne ho prese parecchie. I nostri figli sono nati lì, e poi son cresciuti in America. Anche loro le hanno prese, sia di qua che di là dell'oceano. Né io, né i nostri figli (credo!) ci considereremmo mai "abused children" per via di quelle sgridate, sculacciate e schiaffoni. Ci sono servite. Sarebbe stato bello poterne fare a meno, ma è andata cosi. I genitori hanno voluto il bene dei loro figli anche così. Oggi non si può più. Oggi se alzi la voce ti tolgono la custodia. Stiamo attenti; ha ragione Mr. Barkley. Stiamo attenti perché la più grande violenza per la quale corriamo il serio rischio di essere perseguitati è quella di comunicare ai nostri figli ciò che amiamo e ciò in cui crediamo – a meno che sia tutto perfettamente in linea con quello che "i tolleranti" vogliono costringerci a digerire.

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