BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIARIO GERMANIA/ Perché pagare una tassa allo stato per dirsi cattolici?

Pubblicazione:

Jospeh Ratzinger da cardinale (Immagine d'archivio)  Jospeh Ratzinger da cardinale (Immagine d'archivio)

LIPSIA - Il Katholikentag, raduno periodico dei cattolici tedeschi, dovrebbe essere un luogo privilegiato per capire che cosa significa essere cattolici oggi, in Germania. Immaginiamo, allora, che qualcuno si trovi proiettato in Germania senza conoscere per nulla questo paese e immaginiamo che voglia sapere qualcosa della Chiesa cattolica tedesca. Se quel qualcuno dovesse sapere della Chiesa cattolica solo quello che i tedeschi sanno di essa, probabilmente non riuscirebbe a considerarsi "cattolico" o a trovare delle motivazioni per esserlo.

Un filosofo ebreo francese recentemente ha detto - lo citiamo con una certa libertà - che un dibattito sulla Chiesa cattolica in Germania è a malapena possibile, dato che le fonti sono così intorbidate che il tema centrale può solo essere sfiorato. A complicare notevolmente le cose c'è la questione delle tasse ecclesiastiche. Qui, come del resto nella Svizzera tedesca e in Austria, esse sono tasse a parte, riscosse dallo Stato per conto della Chiesa, a cui il cittadino può sottrarsi dichiarando il proprio Kirchenaustritt, l'uscita dalla Chiesa. E da qualche anno sono sempre di più coloro che lo fanno. Teologicamente, dalla Chiesa non si esce, dal momento che il carattere impresso dal battesimo è indelebile, ma la confusione impera. Non sono mancati i ricorsi giuridici di cittadini che hanno dichiarato l'uscita dalla Chiesa come organizzazione, ma non come appartenenza spirituale. Tuttavia la gerarchia episcopale tedesca ha sempre rifiutato questa distinzione, non senza una certa rigidità, richiamandosi al dovere, sancito dal diritto canonico, che il fedele ha di sostenere economicamente le opere della Chiesa. Non sono pochi, e non sono certamente eterodossi, coloro che ritengono che la Chiesa cattolica tedesca debba uscire da questo equivoco, rinunciando a questa costrizione fiscale per concentrarsi sull'unica cosa necessaria, che è la presenza di Cristo, sposo e Signore della Chiesa, e ricominciare da qui.

Fintantoché tra colui che annuncia e colui che è interpellato si leva il muro delle tasse ecclesiastiche, l'evangelizzazione non è realmente possibile. Cristo non ha bisogno della nostra testimonianza quando essa è appesantita da atti che sono frutto di costrizione o da equivoci, come quello per cui per essere buoni cristiani si debbano necessariamente pagare delle tasse. A parte la minoranza dei cristiani "impegnati", la stragrande maggioranza dei fedeli soffre per questo grave equivoco, di cui non può essere ritenuta responsabile una sola parte, quasi si trattasse di cristiani ancora così poco maturi da non sentire il dovere di mantenere finanziariamente l'istituzione di cui, pure, sono parte. 

Si appartiene a un'istituzione per quel che l'istituzione significa. Già l'allora card. Ratzinger, nella sua intervista a Peter Seewald, Il sale della terra (1996), metteva in guardia la Chiesa tedesca dal confondersi con una istituzione senz'anima, quasi che il fare potesse sostituire l'essere, e citava proprio le numerose opere cattoliche (consultori, ospedali etc.), che hanno senso solo se sono risposta a tutto il bisogno dell'uomo, e non solo ad ambiti settoriali. 


  PAG. SUCC. >


COMMENTI
24/09/2014 - Mah populismo da 4 soldi (Francesco Lepore)

Articolo populista che piega la realtà a un'idea preconfezionata una povertà che non ha nulla di evangelico. C'è l'idea di una chiesa spirituale senza corpo (con delle esigenze materiali) una chiesa spiritualista senza conseguenze. Mentre l'amore è proprio testimoniato da un operare, un marito che si spacca la schiena x i figli. La crisi della chiesa nasce da una mancanza di fede e non da una regola fiscale anche rivedibile come quella tedesca. Ma andate fino in fondo. Potete proporre alla CEI di eliminare otto per mille dandolo al sud d'Italia che sono i nostri land orientali o perché non rinunciate ai vostri stipendi per donarvi totalmente con il vostro lavoro alla testimonianza per aprirsi alla missione. "esse cambiano, però, lo sguardo delle persone con cui noi, come cristiani, vogliamo entrare in dialogo. Dobbiamo, dovremmo concentrarci sull'adempimento del "compito" e rinunciare a tutto quanto intorbida questo sguardo. Il compito è rendere testimonianza che Dio è l'amore. «Una testimonianza che non fosse servizio, ma solo parola, non sarebbe testimonianza»". Basta parole vi mando il mio Iban x il bonifico state sicuri non aprite nessun dialogo ma ve ne sarei grato e penserei a voi come "utili idioti".

 
24/09/2014 - Meglio l'8 x1000 (Giuseppe Crippa)

Se non ho capito male il sistema fiscale tedesco, col pretesto di agire come “sostituto d’imposta” a favore della Chiesa, di fatto censisce indebitamente i cattolici ed in questi tempi di crisi la penalizza la Chiesa stessa. Incredibilmente il sistema italiano dell’otto per mille sarebbe per loro un passo avanti. Non credo però che Renzi, che pure in questo semestre si dovrebbe far carico anche di una spinta verso l’armonizzazione dei sistemi fiscali, spenderebbe due parole con la Merkel su questo tema, anche perché tra non molto (questione di giorni…) dirà a noi italiani che una ragione in più per la “civil partnership” (il matrimonio gay alla tedesca) è proprio quella dell’armonizzazione tra le nazioni europee…