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WHY NOT/ De Magistris-Genchi condannati, ma chi ci pensa (ora) alle loro vittime?

Luigi De Magistris (Infophoto) Luigi De Magistris (Infophoto)

Le fantasiose ipotesi investigative di De Magistris, anche grazie alle costose attività affidate a Genchi, portarono fino a 10 milioni di euro il costo complessivo dell’inchiesta Why Not. Dieci milioni di soldi pubblici spesi per costruire una serie di teoremi che vedevano, da un lato, l’imprenditore calabrese Antonio Saladino dominare sulla politica della Calabria e di mezza Italia, solo perché aveva dato l’occasione di poter lavorare, spesso part-time, ad alcune centinaia di giovani, dall’altro, con le teorie di Genchi, un sistema che connetteva, solo sulla base di estrazioni dai tabulati telefonici, nella maggior parte dei casi senza nemmeno ascoltare i contenuti delle telefonate, politici, imprenditori, magistrati, carabinieri e finanzieri: bastava, per Genchi, solo selezionare - più o meno arbitrariamente - i contatti telefonici, anche indiretti, per disegnare intrecci pericolosi, complotti e bande.

Il clamore dell’inchiesta Why Not, costruito anche grazie alla risonanza mediatica che gli fu data da Michele Santoro e da altri organi di informazione, oggi, dopo otto anni, si è ormai spento. Ma restano le vittime. Le vittime del “sistema” Genchi-De Magistris sono persone e aziende che, pur vedendo affermato in una sentenza quello che per anni hanno sostenuto, non potranno trovare ristoro in nessun risarcimento. È un’ulteriore conferma della necessità di prevedere nel nostro Paese una vera ed effettiva responsabilità civile dei magistrati. De Magistris, su quelle macerie e su quelle vittime da lui colpevolizzate, costruì cinicamente la sua carriera politica, prima da europarlamentare, oggi da sindaco, sempre meno amato, di Napoli.

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