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Cronaca

CHIESA/ Noi, cattolici al bivio tra realtà e salotti

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Non possiamo sperare, infatti, di conoscere la realtà fuori da un rapporto. Abbiamo dunque bisogno di un'amicizia cui non "vendere il cervello", ma con cui seriamente entrare nel merito delle questioni. Di che cosa parleremo il sabato sera con gli amici, o la domenica a pranzo con i parenti, dipende solo da noi, riguarda solo la nostra personalissima responsabilità. Cercheremo anche quest'anno di accettare supinamente i racconti degli altri – anche dei nostri guru – oppure proveremo a guardare la realtà insieme a loro? Ci arroccheremo ancora sui nostri pregiudizi "da anni ottanta" o proveremo a cogliere nelle parole, magari dure e pesanti dell'altro, una provocazione per la nostra libertà?

Tutto questo, lo capiamo bene, è "roba nostra", del nostro desiderio di vivere non "a metà strada" o "in attesa delle parole del capo", ma con quella serietà che il nostro cuore ci chiede e che – man mano che passa il tempo – non possiamo più rimandare. Questo atteggiamento di "realismo" è così decisivo che invade a pieno titolo anche la nostra sfera personale: troppe volte, anche sugli amici o sui parenti, viviamo per sentito dire, per le "chiacchiere" degli altri. I nostri rapporti diventano così dei veri e propri circoli di scambio e la comunità cristiana il luogo principale del pettegolezzo e del giudizio morale sulla vita o sulle "presunte parole" dell'altro. 

È evidente che se vogliamo che quest'anno sia diverso abbiamo il preciso dovere, come fosse un fioretto quaresimale annuale, di stare un po' più zitti, di non correre più dietro all'uno o all'altro vociferare, di non trasformare le nostre relazioni in ragnatele in cui impigliare chiunque, dall'amico di una vita a quello appena arrivato. Il Papa chiede alla Chiesa e al mondo di smetterla di essere un "sistema di potere e di controllo", per cominciare a diventare una comunità, un luogo di servizio e di accompagnamento reale al cammino di ciascuno. Perché questo sia possibile c'è una terza cosa assolutamente da evitare: smetterla di continuare a frequentare e parlare solo con "i nostri simili". 

Ci sono salotti che chiudono la vita, giardini che isolano dal mondo, taverne che diventano tane dove riconfermarsi l'uno con l'altro nell'unico terribile peccato che attanaglia il nostro tempo: quello dell'autoreferenzialità e dell'autonomia. Abbiamo bisogno di aria, abbiamo bisogno di libertà, abbiamo bisogno di irridere i piccoli poteri costituiti e i feudi che si reggono su un potere vecchio e privo di vita: abbiamo, insomma, bisogno di respirare. Che aria respiriamo nei nostri uffici, nelle nostre cenette di lavoro o tra amici, nel nostro portare insieme i bambini al parco?


COMMENTI
30/09/2014 - Credere (luisella martin)

Noi cattolici crediamo che il vero Protagonista della nostra vita sia Gesù e vorremmo seguirlo sempre; siamo in tanti però a scalare la montagna, tutti dietro a Gesù, organizzati in gruppi, piccoli e grandi, con le guide alpine che ci difendono dai pericoli e ci indicano i sentieri più suggestivi, i rifugi e le scorciatoie. Finisce così che Gesù diventi tanto lontano da non vederlo più e che si seguano guide improvvisate, falsi capi intrufolatisi nella moltitudine. Come fare per essere sicuri di percorrere la strada giusta? Come essere certi di raggiungere la meta - così lontana da non vedersi più - coperta dalla moltitudine di uomini e donne che salgono la montagna? Guardandoci intorno vediamo gli amici, quelli che respirano la stessa aria che respiriamo noi,che portano come noi nello zaino il panino che preparato prima della partenza; fra loro ci sono quelli che ci acciufferanno per i capelli per non farci cadere se scivoliamo, ma ci sono anche quelli disposti a spintonarci pur di farsi notare, pur di arrivare prima di noi. Io prego così: "Signore fammi essere sempre quella che offre il pane anche a chi non conosce, quella che tace per lasciare più ossigeno agli altri e ascolta l'eco delle parole buone, quella che aspetta chi resta indietro e prende in braccio chi non ce la fa più". Il Signore mi ascolta sempre e, pur avvertendo una distanza incommensurabile fra noi, so che mi precede, che cammina vicino a me, che mi prende per mano e mi tira quando non ce la faccio più.