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CHIESA/ Noi, cattolici al bivio tra realtà e salotti

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Sperimentiamo davvero qualcosa che ci apre al mondo e alla vita oppure ritroviamo sempre perennemente noi stessi e le nostre istanze di fondo? Se un'amicizia – una compagnia – evita queste domande, in breve tempo diventerà gruppo, poi si trasformerà in cinico branco animato da interessi comuni e, infine, si mostrerà per quello che è: un luogo di tristezza e non di appassionata ricerca di vita. 

La svolta che questo anno ci chiede è radicale: o l'umanità, cioè noi, ricomincia a sentire e a vedere il bisogno che abbiamo e quello che hanno coloro che ci stanno vicino, oppure la nostra esistenza sarà condannata a diventare partigiana di se stessa, costruttrice di ideologia, distante anni luce dalla freschezza del primo giorno in cui ci siamo conosciuti e abbiamo cominciato o ad amarci o a camminare insieme. 

Io queste cose le dico perché le ho vissute, perché incastrandomi in queste posizioni ho perso amici e fratelli, occasioni e sogni. E non voglio che questo accada più né a me né a nessun altro. Mi viene in mente di una volta in cui ero ospite in un piccolo paesino e un signore tirò fuori un giornale locale dove si parlava della comunità cristiana di quel luogo. Tenendo in mano l'articolo mi continuava a dire: "Vede, don Federico, noi qui siamo una presenza!". Io mi ricordo di averlo guardato e ascoltato a lungo e poi, alla fine, di avergli detto: "Amico mio, mi dispiace dirtelo ma voi qui siete semplicemente sul giornale". Essere una Presenza, infatti, non significa che qualcun altro ti nota o parla di te, ma che tu stai seguendo una Presenza, qualcuno che c'è e che non vuoi più perderti. 

È questo l'augurio migliore che ho da fare all'inizio dell'autunno, è questo quello che desidero per me: che sia un Alto a dominare e a indicare – passo dopo passo – la rotta di questo mio nuovo anno che comincia. Un anno che non ha bisogno di eroi o di autorevoli interpreti, ma solo di mendicanti commossi e lieti alla sequela dell'unico vero protagonista, Gesù Cristo.



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COMMENTI
30/09/2014 - Credere (luisella martin)

Noi cattolici crediamo che il vero Protagonista della nostra vita sia Gesù e vorremmo seguirlo sempre; siamo in tanti però a scalare la montagna, tutti dietro a Gesù, organizzati in gruppi, piccoli e grandi, con le guide alpine che ci difendono dai pericoli e ci indicano i sentieri più suggestivi, i rifugi e le scorciatoie. Finisce così che Gesù diventi tanto lontano da non vederlo più e che si seguano guide improvvisate, falsi capi intrufolatisi nella moltitudine. Come fare per essere sicuri di percorrere la strada giusta? Come essere certi di raggiungere la meta - così lontana da non vedersi più - coperta dalla moltitudine di uomini e donne che salgono la montagna? Guardandoci intorno vediamo gli amici, quelli che respirano la stessa aria che respiriamo noi,che portano come noi nello zaino il panino che preparato prima della partenza; fra loro ci sono quelli che ci acciufferanno per i capelli per non farci cadere se scivoliamo, ma ci sono anche quelli disposti a spintonarci pur di farsi notare, pur di arrivare prima di noi. Io prego così: "Signore fammi essere sempre quella che offre il pane anche a chi non conosce, quella che tace per lasciare più ossigeno agli altri e ascolta l'eco delle parole buone, quella che aspetta chi resta indietro e prende in braccio chi non ce la fa più". Il Signore mi ascolta sempre e, pur avvertendo una distanza incommensurabile fra noi, so che mi precede, che cammina vicino a me, che mi prende per mano e mi tira quando non ce la faccio più.