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Cronaca

CHIESA/ Noi, cattolici al bivio tra realtà e salotti

Quando finisce l’estate la realtà ricomincia a chiamarci, a trascinarci, alcune volte perfino a "risucchiarci" nel suo vortice di ambivalenti provocazioni. Ecco la sfida. FEDERICO PICHETTO

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Insomma, l'anno è davvero iniziato. Le sveglie hanno cambiato orario, le agende hanno ricominciato a riempirsi e sono tornati i mitici "week end". Nella vita di tutti i giorni è ripresa la scuola, l'università, il lavoro, la palestra e le altre "mille cosette" che vanno a definire il calendario della settimana. Nel mondo c'è una Chiesa che sta per celebrare un Sinodo straordinario (e per molti decisivo) sulla famiglia, un governo alle prese con riforme e problemi veri e una situazione geopolitica mondiale di forte incertezza, al punto da portare il Papa a formulare l'eloquente espressione di "terza guerra mondiale, ma a pezzi". 

È inutile girarci intorno: quando finisce l'estate, e spuntano settembre e ottobre, la realtà ricomincia a chiamarci, a trascinarci, alcune volte perfino a "risucchiarci" nel suo vortice ininterrotto di sfide e di ambivalenti provocazioni. Tutto questo a qualcuno mette adrenalina in corpo, a qualcun altro paralizza le idee e le azioni, a qualcun altro ancora suscita sconforto e tristezza e a qualcuno – infine – fa solo venire voglia di prendere il calendario per individuare il primo "ponte utile" di questa interminabile stagione. È normale e, in un certo senso, è inevitabile: tutto quello che abbiamo visto e trascorso durante l'estate rischia di essere solo una buona motivazione per affrontare i primi giorni e non l'indicazione di un metodo, di una strada, da intraprendere anche nel mezzo della tempesta. 

Per questo è importante chiederci come stiamo arrivando, come siamo arrivati, all'inizio di quest'anno, cercando di capire dove guardare, cosa evitare, come fare a vivere questo tempo che è iniziato e che sta scandendo questo momento della nostra esistenza. Sicuramente le cose da evitare sono facili da riconoscere: anzitutto – questo lo capiamo leggendo e documentandoci sul Sinodo dei Vescovi – dobbiamo evitare il rischio di vivere la realtà a partire da quello che ci viene raccontato e non a partire da quello che è. Abbiamo il dovere di togliere al sistema mediatico il potere di raccontarci la vita secondo un'ideologia e non secondo una verità. 

Il Sinodo sulla famiglia, ad esempio, è lontano anni luce – come temi e come preoccupazioni – da quello che stanno dicendo o raccontando i blog e i giornali. Così come lo è il Papa, il governo e la crisi sempre più profonda del medioriente. Dobbiamo smetterla di farci ingannare da chi alimenta divisioni, scontri e battaglie solo per un proprio personalissimo tornaconto e dobbiamo tornare ad "avere fame" di sapere come stanno le cose, di scoprire la verità. È evidente che questo implichi, automaticamente, il fatto di cominciare a fidarci di qualcuno.


COMMENTI
30/09/2014 - Credere (luisella martin)

Noi cattolici crediamo che il vero Protagonista della nostra vita sia Gesù e vorremmo seguirlo sempre; siamo in tanti però a scalare la montagna, tutti dietro a Gesù, organizzati in gruppi, piccoli e grandi, con le guide alpine che ci difendono dai pericoli e ci indicano i sentieri più suggestivi, i rifugi e le scorciatoie. Finisce così che Gesù diventi tanto lontano da non vederlo più e che si seguano guide improvvisate, falsi capi intrufolatisi nella moltitudine. Come fare per essere sicuri di percorrere la strada giusta? Come essere certi di raggiungere la meta - così lontana da non vedersi più - coperta dalla moltitudine di uomini e donne che salgono la montagna? Guardandoci intorno vediamo gli amici, quelli che respirano la stessa aria che respiriamo noi,che portano come noi nello zaino il panino che preparato prima della partenza; fra loro ci sono quelli che ci acciufferanno per i capelli per non farci cadere se scivoliamo, ma ci sono anche quelli disposti a spintonarci pur di farsi notare, pur di arrivare prima di noi. Io prego così: "Signore fammi essere sempre quella che offre il pane anche a chi non conosce, quella che tace per lasciare più ossigeno agli altri e ascolta l'eco delle parole buone, quella che aspetta chi resta indietro e prende in braccio chi non ce la fa più". Il Signore mi ascolta sempre e, pur avvertendo una distanza incommensurabile fra noi, so che mi precede, che cammina vicino a me, che mi prende per mano e mi tira quando non ce la faccio più.