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LETTERA/ Trentino, attenti alla legge che "nasconde" la dittatura del gender

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E poi, a seguire, interventi in materia di lavoro, per l’inclusione sociale, nell’ambito dei servizi sociali, sanitari e socio-sanitari, perfino riguardo alle modalità linguistiche che l’ente pubblico deve adottare. Naturalmente, poi, si arriva agli ambiti della formazione e della comunicazione, del monitoraggio sui contenuti dei programmi televisivi e radiofonici. Non è difficile rilevare che oggi ogni fiction che si rispetti debba ormai avere nel copione una storia gay, quale passaporto di attualità e modernità, in un tragicomico ribaltamento culturale per cui ciò che una volta era considerato, e rivendicato, come trasgressivo, oggi si presenta con i contorni melliflui del politically correct.

Ma mentre il legislatore della Provincia autonoma di Trento discute, e mentre minoranze troppe volte scoordinate ritrovano compattezza in nome del diritto naturale, in nome dell’idea che un figlio è un dono e non può essere una pretesa, il consigliere provinciale Walter Viola scova e denuncia un bando agghiacciante, con il quale la medesima Provincia finanzia al 100 per cento percorsi formativi di educazione alla relazione di genere, tra i quali figurano azioni finalizzate a “fornire agli/alle insegnanti un set di strumenti teorici ed educativi per lavorare in classe con bambini e bambine sullo scardinamento delle rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, con particolare riferimento alla letteratura per l’infanzia e ai libri di testo”.

Capito? Biancaneve svegliata dal Principe Azzurro, uno “stereotipo da scardinare”! La bella addormentata nel bosco, pure. E il papà e la mamma che si alternano nel venire a prendere il/la figlio/a che hanno generato, per chi ci crede con l’aiuto di Qualcuno che da lassù si è chinato su di noi: anche loro “stereotipi da scardinare”? Molti, in Trentino, stanno conducendo una sana e laica battaglia. È una battaglia contro quella sorta di cupio dissolvi che sta cercando di impadronirsi della nostra società e che sta trovando – ahimé – proseliti anche in quel mondo di cattolici adulti, quel mondo che “va bene la Chiesa, però…”.

I desideri si fanno legge perché “ciò che si può [tecnicamente] fare, si deve fare”. I diritti del più forte tracimano e travolgono il diritto del più debole. Smettiamola di criticare i giovani e di parlare di una generazione senza valori, che non comprende il significato della libertà e della responsabilità. A parte che vi sono, grazie a Dio, lodevoli eccezioni vibranti di vita. Ma quali esempi hanno di fronte? La realtà è che una comunità che tradisce le proprie origini – vero, Europa? – non troverà più le fondamenta sulle quali costruire una nuova stagione di coesione sociale, di crescita culturale e di sviluppo economico.



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