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LETTERA/ Trentino, attenti alla legge che "nasconde" la dittatura del gender

Pubblicazione:lunedì 29 settembre 2014

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Caro direttore,
assurto agli onori della cronaca internazionale per la morte dell’orsa Daniza, il Trentino sta in questi giorni assistendo a qualcosa di assai più importante, che naturalmente non suscita alcun interesse al di fuori del suo territorio. Il Consiglio provinciale sta discutendo un disegno di legge intitolato “Interventi di contrasto delle discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale, dall'identità di genere o dall'intersessualità”, frutto dell’unificazione tra un disegno di legge di iniziativa popolare, promosso dalle organizzazioni espressione del mondo LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, transgender e intersessuali) e un disegno di legge presentato da alcuni consiglieri della maggioranza di centrosinistra che governa la Provincia autonoma di Trento.

Su tale provvedimento l’opposizione di centro e di centro-destra, avendone da regolamento consiliare l’opportunità, ha intrapreso un’azione di ostruzionismo, che ha avuto il merito di alimentare un dibattito nel quale chi interviene è “costretto” a dire qualcosa di sé, di ciò che lo muove nella vita, in famiglia, nella società civile e, conseguentemente, in politica. Riferimenti culturali, filosofici, antropologici tornano ad affacciarsi in una di quelle aule dalle quali troppo spesso sono banditi. Ciascuno dei consiglieri – intervenendo, votando, anche rimanendo in silenzio – è sfidato da quelle questioni che purtroppo sempre più spesso la politica ha relegato all’oblio. L’esito tragico di tale oblio sta dentro quei freddi dispositivi di sentenze pronunciate da giudici che, in nome di principi dichiarati alti, sanciscono la dittatura dei desideri e la subalternità dei diritti di chi è più fragile, di chi non ha voce. E quando, invece, il passaggio attraverso la rappresentanza democratica non può essere eluso, la pretesa del politically correct di trasformarsi in pensiero unico si arma di ingegno e produce il voluto, e ipocrita, scivolamento semantico del concetto di “discriminazione” che tanti danni sta procurando in tutto il mondo occidentale. 

Prendi un disegno di legge intitolato “Interventi di contrasto delle discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale, dall'identità di genere o dall'intersessualità”. Chi può dichiararsi contrario a combattere queste discriminazioni? Chi può dichiararsi omofobo? Poi, però, uno si chiede: “Ma non c’è l’articolo 3 della Costituzione a stabilire che abbiamo tutti pari dignità sociale e che siamo tutti uguali di fronte alla legge? E che ciò vale “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”? E l’orientamento sessuale, l’identità di genere, l’intersessualità non rientrano forse nell’ambito delle “condizioni personali e sociali”? Che bisogno c’è di una legge provinciale, pur se la Provincia è autonoma, per ribadire ciò che è già solennemente stabilito al vertice delle fonti del diritto del nostro ordinamento giuridico?

Proviamo ad andare a leggerlo, questo disegno di legge. Basta arrivare fino al terzo articolo per capire tutto. Cambiano i verbi – da “superare” e “contrastare” le discriminazioni, si passa in men che non si dica a “promuovere” buone prassi che coinvolgano Arcigay, Arcilesbica, ecc.., a “coordinare” strutture provinciali da coinvolgere, a “sensibilizzare” la comunità riguardo alla cultura, meglio all’ideologia del gender.


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