BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TRAGEDIA VULCANELLO/ La croce di Laura e Carmelo e la tentazione di "scaricare" Dio

Pubblicazione:

Un vulcanello di Maccalube (Foto Wikipedia)  Un vulcanello di Maccalube (Foto Wikipedia)

Quelle parole che, alla fine, gira gira, fanno diventare colpevole Dio. Perché quella che fa piangere e soffrire davanti ai corpi ripescati dal fango dei tuoi figli non è la croce. È una croce, sì, ma non perché soffri. La croce è scandalo e follia dice San Paolo, cioè non è una spiegazione, non è un perché, è un mistero. E i misteri - quando ci si è obbligati - si vivono, non li si spiega. Mi piace don Salvatore che sta una notte e un giorno accanto e fa come i carabinieri che fanno cordone intorno al collega e alla sua famiglia. E fa come gli psicologi che sostengono. E fa come il sindaco, lutto cittadino. Perché davanti al mistero ci si ferma. Niente spiegazioni. 

E attenti noi credenti a non usare la croce come un'ascia e usarla per le spiegazioni. La croce non è una scienza. È una cosa da rimanere muti. Fermi. Perché il mistero non è qualcosa che se lo conosci, lo capisci. È qualcosa davanti a cui ti devi fermare perché è tanto grande, tanto profondo, tanto troppo. Che ci puoi stare solo con accanto qualcuno. Abbracciati.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
29/09/2014 - Lacoonte (Paola Baratta)

La tragedia di questi due fratellini sommersi nel fango con il padre che tenta disperatamente di salvarli, mi ha fatto pemsare a lui: Lacoonte. Lui che aveva previsto le sorti di Troia e che viene punito così dagli dei. un'idra paurosa avvinghia tra le sue spire i figli fino ad inghiottirli tra i flutti e a niente potrà l'estremo sacrificio paterno per strapparli alla morte. Personaggio eroico e struggente. Mi sono sempre interrogata su cosa volesse dirci, su cosa potesse dirmi della mia e della nostra vita quel personaggio antico. E oggi me lo ritrovo nei panni di un papà che vede una gita felice coi suoi bimbi trasformarsi in un incubo. Come quell'idra paurosa, spaventosa che spunta dal profondo del mare. E forse vuol dire che la vita è questo: gioia della vita che nasce e cresce e tragedia di dolore. E che il dolore non spiega. si vive e basta. Si deve vivere e basta. Non si può spiegare. non si può consolare con "ragioni" e nemmeno, no, nemmeno invocando la Provvidenza, secondo me. L'unica differenza è tra un dolore solitario e un dolore che è amore. C'è una sola cosa che l'idra non riesce a spezzare: il gioco di sguardi e di mani che cercano di intrecciarsi del padre con i figli e viceversa. c'è una cosa che quella massa di fango non è riuscita a soffocare: quella mano che ha cercato di prendere le mani dei propri figli. L'amore. L'amore ha reso più tragico quel dolore, ma anche più solenne. L'amore proprio in quel dramma si è confermato più forte della morte.