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USTICA/ Priore: il silenzio (di alcuni) nasconde ancora la verità sulla strage

Pubblicazione:mercoledì 3 settembre 2014

Un DC-9 come quello Itavia abbattuto nei cieli di Ustica il 27 giugno 1980 (Immagine d'archivio) Un DC-9 come quello Itavia abbattuto nei cieli di Ustica il 27 giugno 1980 (Immagine d'archivio)

Grazie all'apposito decreto Renzi che ha permesso l'apertura degli Archivi di Stato, dopo i documenti sulle stragi di mafia vengono resi pubblici i documenti - per ora quelli appartenenti al ministero degli Esteri - relativi alla strage di Ustica del 27 giugno 1980. Una strage, come ha sottolineato in questa intervista a ilsussidiario.net il magistrato Rosario Priore che ha condotto per lunghi anni le indagini più significative, "che lascia l'amaro in bocca per non essere riusciti a risolverla dopo quattro decenni". Le carte che adesso si possono consultare, aggiunge, "potrebbero però permettere di darci elementi importanti per giungere alla verità. Il problema è di non scontrarsi con il segreto militare, perché su quello nessuno Stato è disposto a collaborare, come è accaduto fino a oggi. Ma proprio il silenzio di alcune nazioni potrebbe darci la verità definitiva".

 

I nuovi documenti resi disponibili sul caso Ustica potranno darci elementi davvero significativi, o si rischia un nulla di fatto come è stato ad esempio con le carte sulle stragi per mafia?

Credo che possano darci diversi elementi importanti, proprio perché sono tanti quelli sfuggiti alle nostre inchieste.

 

Ad esempio?

Potrebbero essere carte dei servizi segreti o dei ministeri. Chi non ha dimestichezza con questo tipo di documentazioni non ha idea di quante carte ci possano essere in casi come questo. Tra carte di medio o poco conto ce n'è sempre qualcuna di valore.

 

C'è un riferimento a lei. Si parla del 3 maggio 1992, quando "l'ambasciata del Cairo informa il ministero degli Esteri che il giudice Rosario Priore ha chiesto e ottenuto che venga interrogato dagli egiziani l'ex primo ministro libico Abdel Hamid Baccouch, il quale avrebbe confermato che il bombardamento dell'aereo dell'Itavia è opera di un aereo libico per ordine diretto di Gheddafi". Che cosa può dirci in proposito?

Di queste affermazioni a dire la verità non abbiamo trovato riscontro. Non si sono infatti trovate tracce di un bombardamento vero e proprio, né tantomeno chi avrebbe potuto bombardare. Questo ministro era un oppositore di Gheddafi, dunque aveva delle relazioni delicate e può aver detto qualunque tipo di cosa. Noi ci siamo sempre rimessi a quelli che erano i riscontri oggettivi, indipendentemente da quanto si diceva da parti diverse. Quanto cita lei non ha trovato riscontro in questa versione. 

 

Si parla poi dei presidenti del Consiglio Massimo D'Alema e Giuliano Amato che si sono rivolti alle più alte autorità francesi, americane e libiche per chiedere di fare luce sulla strage, ma senza ottenere quasi nulla. Su questo che commento può fare?

A dire il vero l'America ha dato un certo seguito alle mie rogatorie, feci circa cento richieste di istruttorie. La maggior parte di esse ha avuto risposte, a volte risposte formali, mentre quelle sostanziali, che si rivolgevano a domande di natura militare, non sono mai state accettate. Al Belgio ho chiesto se aveva aerei militari in volo quella notte, mi hanno risposto che è un segreto militare e che perciò non vengono a riferirlo a noi. La Francia per molto tempo non ha dato o ha dato risposte che non avevano gran valore.

 

Del tipo?


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