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CARABINIERE UCCIDE 17ENNE/ Perché a Napoli l'ingiustizia è la prima "chance"?

Per ALFONSO RUFFO, la triste vicenda di Davide Bifolco, il ragazzo napoletano ucciso mentre cercava di sfuggire a un controllo nel Rione Traiano, è racchiusa nella morsa di due patologie

Davide Bifolco (Immagine d'archivio) Davide Bifolco (Immagine d'archivio)

Non è sano che un ragazzo di diciassette anni, incensurato, possa restare morto stecchito per effetto di un colpo di pistola esploso da un carabiniere, giovane quasi quanto lui, per sbaglio o intenzionalmente lo deciderà la magistratura. E non è sano che tre ragazzi se ne vadano in giro sul motorino senza casco rifiutandosi di fermarsi all'alt intimato da una pattuglia di carabinieri convinti di aver scorto in sella un pregiudicato. La triste vicenda di Davide Bifolco, il ragazzo napoletano raggiunto da un proiettile dell'Arma nella notte di venerdì scorso mentre cercava di sfuggire a un controllo nel problematico Rione Traiano, è racchiusa nella morsa di due patologie.

Il pianto disperato della madre e quello degli amici per la vita precocemente spezzata è comprensibile. E così pure la rabbia di chi si schiera con la vittima defunta e organizza manifestazioni di solidarietà (alla famiglia) e protesta (nei confronti delle forze dell'ordine e più in generale dell'autorità costituita) magari dando sfogo ad antichi e recenti rancori. Ma si deve anche comprendere che un posto di blocco è un posto di blocco e che il gesto di un uomo in divisa va rispettato a rischio di patirne le conseguenze se si decide di farsene beffe non importa quale sia la motivazione (l'assicurazione non pagata, la paura di essere scoperti, sfida o pura voglia di trasgressione).

Si sono così imbrogliate le carte a Napoli che la reazione a un tentativo di fuga diventa notizia. E l'incendio appiccato per ritorsione all'auto dei tutori dell'ordine degrada a episodio di secondaria importanza, quasi una conseguenza naturale dell'incidente o un diritto non discutibile di chi è abituato a farsi giustizia da sé. Nel guazzabuglio di regole non rispettate si perde la vita di Davide e va in crisi quella del coetaneo che l'ha ucciso nell'illusione di stare a un gioco delle parti che sembra funzionare nei film di azione ma non nella realtà. Non, almeno, in quella incerta e indefinibile del quarantunesimo parallelo all'ombra di un Vesuvio che pure appare indeciso sul da farsi.

L'indagine della Procura, scattata prontamente, dovrà chiarire torti e ragioni legali: se è vero che i giovani sul motorino hanno ignorato l'alt dei giovani in divisa; se è vero che questi hanno inseguito gli altri nel tentativo di acciuffare un latitante e dunque compiendo il lavoro per il quale sono pagati (polemiche attuali a parte); se è vero che, bloccati due fuggitivi su tre, partiva un colpo per errore che uccideva Bifolco o se è vero che il colpo partiva per deliberata volontà. Presto conosceremo la dinamica dei fatti e tutti potremo farci un'idea più chiara dell'accaduto rinforzando le nostre convinzioni in questo ennesimo episodio della lunga e dolorosa lotta tra guardie e ladri.


COMMENTI
09/09/2014 - Le cople sono di tanti! (Luigi PATRINI)

Maria Franzetta ha ragione. La "colpa" di quel morto è soprattutto di chi accetta che a Napoli si vada in giro in tre sul motorino e senza casco e non ci fermi se a dirlo sono le Forze dell'Ordine. Lascia correre oggi, lascia correre domani... poi ci scappa il morto. Anche l'Autorità ha le sue colpe, perché non fa fare adeguatamente ciò che la violazione sistematica delle "regole" imporrebbe.

 
08/09/2014 - Ma è giusto che un "ragazzino" esca alle 3? (Maria Franzetta)

D madre sono vicina alla madre del ragazzo morto perché il suo dolore non potrà mai essere lenito, tuttavia, sempre da madre, mi chiedo: ma perché alle 2:45 del mattino un ragazzo di soli 16 anni indossa il giubboni ed il cappellino (parole della madre) per andare a fare "un giro" invece di stare a letto a dormire per essere riposato il giorno dopo? E perché una madre cosciente e consapevole dei rischi che si corrono per la strada, speciie a quell'ora del mattino quando le discoteche iniziano a far uscire i primi avventori sovente ubriachi ed " impasticciati" che potrebbero provocare incidenti, lascia uscire un ragazzino (a 16 anni non è che appena più che un bambino) per "farsi un giro"? I posti di blocco, specie a quell'ora, vengono effettuati per la nostra sicurezza e da agenti che per ciò rischiano la propria vita. Allora non diamo la colpa unicamente alle forze dell'ordine in maniera aprioristica solo perché la vittima è un bambino, ma colpevolizziamo anche chi non ha vegliato sulla sicurezza del ragazzo impedendogli di uscire in un'ora dedicata al sonno e non ad andare "in giro". Ricordiamoci che essendo il ragazzo minorenne i genitori hanno un obbligo di vigilanza su di lui la cui inosservanza può diventare penalmente rilevante.