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IL CASO/ La risposta all'ateo: ecco qual è l'X Factor della preghiera

Pubblicazione:lunedì 8 settembre 2014

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A cosa serve pregare? A niente, ha scritto in una lettera al giornale americano Village Voice un ateo dichiarato che si è firmato con il soprannome di "Not gonna pray", io non pregherò. Nella sua lettera questa persona raccontando il caso del fratello a cui era stato trovato un tumore si dichiarava "arrabbiato" perché la nonna davanti a questo dolore, mentre tutti i membri della famiglia cercano di darsi da fare, ha chiesto a tutti di pregare per il fratello, "come se la preghiera potesse davvero salvare una vita". Con una lunga risposta, il giornalista interpellato, Andrew W.K. ha risposto in un modo che ha colpito non solo i lettori del giornale, ma anche vari media americani che adesso stanno riprendendo la sua risposta. In sostanza, il giornalista ha spiegato quale secondo lui sia la differenza tra pregare e dedicare un pensiero, una riflessione, nei confronti di chi sia malato: "La preghiera è un tipo di pensiero. E' un po' come la meditazione, un modo molto forte di concentrazione mentale con emozione e passione dirette verso un concetto o una situazione, o la loro mancanza". Ma, dice ancora, c'è uno speciale X-factor che rende la preghiera diversa dalla meditazione o da altri tipi di pensiero. Questo X-factor, dice, è l'umiltà. Questo è l'aspetto più apparentemente contraddittoria della preghiera e ciò che molte persone non amano circa il mettersi a pregare: inginocchiarsi. Non si tratta di dimostrarsi deboli o impotenti, aggiunge, si tratta di mostrare rispetto per la dimensione e la grandezza di ciò che chiamiamo esistenza - si tratta di essere umili al cospetto della vastità della vita, lo spazio e riconoscere che la nostra comprensione è estremamente limitata di ciò che tutto questo significa veramente. Essere umili, dice, è molto difficile per tanta gente perché li fa sentire non importanti o indifesi. Ma abbracciare la nostra piccolezza non vuol dire essere sciocchi o che noi non importiamo nulla ma capire che noi esistiamo nonostante tanto dolore e fatica. Inginocchiarsi e comprendere l'incomprensibile è l'atto fisico di dimostrare il nostro rispetto per tutto quello che non è semplicemente "noi stessi". Il giornalista conclude dicendo all'anonimo ateo di mettersi a pregare immediatamente, se non altro come ringraziamento nei confronti di sua nonna senza la quale lui stesso oggi non esisterebbe.



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