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CAOS ETEROLOGA/ Quando il bene del figlio diventa il male della madre

Una serie di casi e di sentenze hanno riproposto all'opinione pubblica il tema del matrimonio e della filiazione nonché della loro configurazione giuridica. LORENZA VIOLINI

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Negli ultimi mesi una serie di casi e di sentenze hanno riproposto all'opinione pubblica il tema del matrimonio e della filiazione nonché della loro configurazione giuridica. 

Al Pertini di Roma viene compiuto uno scambio di embrioni ottenuti da fecondazione omologa; il fatto ha connotati di tragicità perché solo una delle coppie riesce a portare a termine la gravidanza con l'esito, per la coppia che ha fallito, di sapere che il proprio figlio genetico è ora "figlio" di altri. Interpellato, il giudice conferma che il rapporto di filiazione si crea con la gestazione e il parto e quindi non vi è rimedio (se non di tipo risarcitorio) per l'errore. 

La massima affermata in quella sede viene in parte disattesa in un altro caso, deciso dal Tribunale di Varese. Una coppia aveva fatto ricorso alla fecondazione eterologa con maternità surrogata all'estero, essendo da noi tale pratica ancora vietata; tornati in Italia si recano all'anagrafe chiedendo l'iscrizione del figlio ma vengono scoperti; il gip non ritiene di condannarli per aver tentato di alterare, con false dichiarazioni, lo stato giuridico del figlio, sostenendo che il fatto — che costituisce reato per la legge italiana — in realtà è diventato un fatto innocuo per effetto di una sentenza della Corte europea per i diritti dell'uomo. Tale sentenza aveva stabilito, in un caso di eterologa/maternità surrogata prodottosi negli Stati Uniti e portato all'attenzione delle autorità francesi che avevano in un primo tempo trascritto l'atto di nascita, che la richiesta di cancellazione della trascrizione — che le autorità francesi avevano richiesto dopo aver scoperto i fatti che avevano portato alla nascita dei bambini — violava il diritto alla identità e alla privacy delle due gemelle e che quindi esse potevano e dovevano restare iscritte all'anagrafe francese. 

In entrambi i casi al centro sta il concetto di madre, se quella che ha partorito il figlio o la madre "legale", divenuta tale a seguito di un contratto di surrogazione di maternità.

La Cassazione italiana, a sua volta, ha negato la possibilità di trascrivere un atto di nascita avvenuta in Ucraina secondo quest'ultima modalità e ha dichiarato lo stato di adottabilità del figlio portato in Italia (ma non da parte di chi aveva fatto ricorso alla maternità surrogata) tutelando così sia i principi di fondo di ordine pubblico che presiedono alla determinazione giuridica dei rapporti interfamiliari, sia la certezza del diritto. 

I casi sono davvero tanti e presentano infinite sfaccettature non solo sul piano dei fatti ma anche dal punto di vista giuridico; da ultimo, ad esempio, ancora un tribunale italiano ha imposto all'ufficiale di stato civile italiano di procedere ad una forma abnorme di trascrizione di un atto di nascita redatto in Spagna, il cui ordinamento consente che una coppia di lesbiche possa iscrivere il proprio figlio (nato per fecondazione eterologa) con la menzione delle due madri. 


COMMENTI
18/01/2015 - Governo e giudici in contrasto. (umberto persegati)

Apprezzabile lo scritto. Dissento sul punto che il Governo abbia il potere di non attenersi alla sentenza, per quanto illegittima del Giudice, salvo che un Giudice superiore la riformi.