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VIA IL LAVORO DALLE CARCERI?/ Coletta: il governo toglie dignità a quegli uomini

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Ho visto dei detenuti che lavoravano al call center, nei laboratori della Roncato e nelle cucine. Vederli all’opera era una cosa splendida. Quelle mani macchiate di sangue che comunque riacquistano la dignità attraverso il lavoro è la cosa più bella che possa esistere e una vittoria anche per cercare di rimetterli sulla retta via. E soprattutto per farli sentire degni di essere persone vive. Mi sembra invece che si sia spostato il punto centrale, e che si sia pensato a tutto tranne che al bene della singola persona.

 

Quale dovrebbe essere la priorità?

Noi dobbiamo pensare alla dignità dell’uomo, e non a uniformare o omologare. Questo deve essere di sprone affinché in tutte le altre carceri si faccia così. Occorre un cambio di direzione rispetto alla realtà che si vive in alcune carceri. Il cambiamento “costa”, non solo dal punto di vista economico ma anche in termini di organizzazione. Diciamo sempre di investire su questo, e non capisco perché adesso si faccia dietrofront.

 

La stessa Unione Europea ha richiamato più volte l’Italia sulla questione carceri…

Siamo in Europa quando ci conviene, mentre bisognerebbe starci da tutti i punti di vista. Ma poi chi amministra le carceri è il primo a trarre un beneficio dal fatto che i detenuti lavorino, e quindi il ministero è il primo che dovrebbe sentirsene fiero e gratificato, invece di non dare risposte quando le cooperative chiedono di sapere quale sarà il loro futuro. Io capisco che il mondo va al contrario, ma in questo caso abbiamo proprio superato il limite.

 

(Pietro Vernizzi)

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