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VIA IL LAVORO DALLE CARCERI?/ Manconi: è la vittoria dei giustizialisti

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Esito a dirlo, tanto la prospettiva mi sembra cupa e regressiva, ma sembra affiorare l'idea di trasformare il lavoro penitenziario in una forma velata, in ogni caso fortemente ambigua, di lavoro forzato, quello che papa Francesco chiama "le nuove forme di schiavitù": lo sfruttamento delle fasce più vulnerabili che, tanto più se hanno commesso errori, è bene che paghino e tacciano. Capisco che possa apparire un'ipotesi inaudita per le nostre orecchie e per la nostra sensibilità, ma in Italia e anche a livelli istituzionali elevati, ci sono orecchie e sensibilità che trovano del tutto plausibile una simile opzione. Che, non a caso, ha già i suoi mezzi di propaganda e i suoi testimonial eccellenti. E non mi riferisco certo al ministro Orlando e al suo capo di Gabinetto Melillo, che hanno tutt'altra posizione. Sono sicuro che, nella sua forma più brutale (lavoro gratuito coatto), quell'ipotesi, difficilmente potrà essere accolta, ma temo che in altre variabili rischi di essere apprezzata dal giustizialismo dilagante. 

 

Dal 16 di gennaio circa 170 detenuti e circa 40 operatori (maestri cuochi, psicologi, educatori, personale civile in genere) perderanno il posto di lavoro. Gli operatori esterni diventeranno disoccupati. Per i detenuti il ministero ha garantito che tutti quelli che lavoravano con le cooperative saranno riassunti dall'amministrazione penitenziaria con la modalità delle mercedi (i due terzi del contratto di lavoro dell'anno in corso, peccato che l'anno in corso per i detenuti è il 1993, cioè quando ancora c'erano le lire, da allora il contratto non è mai stato aggiornato). Questo comporterà uno stipendio almeno dimezzato da una parte e l'assenza totale di formazione, accompagnamento, qualità e il rispetto di tutte quelle norme specifiche della preparazione dei pasti. In altre parole, abbandonati a se stessi, non impareranno più un mestiere da spendere poi all'esterno.

Questo è un grande problema ed è il motivo per cui nel 2003 era partito il progetto di trasformazione dei lavori domestici a mercedi in servizi veri, secondo le regole del mercato. A mio avviso, se la verifica del progetto, partito ormai 11 anni fa, risulta essere complessivamente positiva, esso va salvaguardato ed esteso a tutte le carceri.

 

Se dal 16 gennaio i detenuti, vedendosi più che dimezzata la busta paga, decidessero qualche forma di protesta "legittima" come ad esempio alcune giornate di sciopero o il rifiuto del vitto, o lo sciopero della fame, a che cosa potrebbero andare incontro? Hanno questi diritti o possono avere delle ritorsioni magari in nome della sicurezza?