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BAMBINO DELL'IS/ Che risposta diamo a quella piccola macchina di morte?

Pubblicazione:giovedì 15 gennaio 2015

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Noi possiamo sostenere eserciti, come cittadini, se i diritti che sappiamo veri e giusti vengono disdetti e disprezzati. Qualche volta sbagliamo, perché le guerre portano altra guerra e odio. Ma le nostre idee di libertà e giustizia e democrazia e civile convivenza, anche se tradite da battaglie sbagliate, sanguinose, da sviamenti e ipocriti compromessi, restano vive, almeno nel pensiero, almeno nelle coscienze. 

Noi amiamo la vita. Noi non amiamo la morte. Noi che viviamo in una società che nasconde la morte e rinnega la vita dei più poveri e piccoli, diventiamo preda dei nemici della vita. Noi crediamo che Dio passando nella Morte l'abbia vinta per sempre e ci prometta la vita eterna. Non a scapito dei nostri fratelli, non perché disprezzassimo questo benedetto centuplo quaggiù, in questo mondo bellissimo, amabile anche quando porta dolore, perché la fratellanza e la misericordia sostengono il dolore, e fanno risorgere. 

Noi siamo diversi. Per questo vinceremo, alla fine di tutto, forse dopo persecuzioni, come già tanti nostri compagni di ventura e sventura, in terre lontane. E' l'ora, e chissà che non sia quella del "tempo compiuto". Chiederemo di reggere, con la grazia e l'amore l'un l'altro, cercheremo di combattere, con parole e opere perché l'orrore non domini il mondo. Forse saremo martiri, ma senza mai cercare il martirio. Soprattutto, proteggeremo i nostri figli, innanzitutto. Perché non perdano la salute, del corpo, e soprattutto dell'anima.



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COMMENTI
15/01/2015 - Nella mia palazzina vivono molti bimbi. (claudia mazzola)

Li ho visti crescere in giardino con armi in mano, spararsi, morire e poi rialzarsi per ricominciare a rumoreggiare pallottole. Ovviamente le pistole sono finte. Quel bambino dell'IS non è diverso dai nostri, per lui è un gioco finchè non vede morire uno sul serio. Qui sta la differenza: i nostri giocano in una realtà buona quelli dell'IS in una realtà cattiva, la scelta la facciamo noi educatori grandi.