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PAPA/ La "tolleranza" di Francesco e gli amici di Voltaire

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Siamo diventati tutti Charlie perché, per un istante, abbiamo visto l'arroganza della potenza del kalashnikov da un lato e le vittime innocenti dall'altra. Questo ha ferito ciò che abbiamo di più caro nel nostro cuore: il nostro affetto per gli innocenti e per gli indifesi.

Il problema non è affatto politico (la libertà di stampa) ma morale (il ricorso all'assassinio come espressione del proprio sdegno). La posta in gioco non è affatto quella della legittimità del diritto a ridicolizzare e spesso ad offendere pesantemente tutto e tutti, ma quella dell'intolleranza omicida che approfitta dell'indignazione per eseguire una sentenza di morte a 360 gradi, in nome della condanna già scritta verso un'intera civilizzazione. Una civilizzazione che ha il suo cuore nel rispetto della persona, della sua integrità e dei suoi diritti, per la quale il valore della vita è un valore assoluto, uno dei pochi valori assoluti che, in epoca di relativismo culturale, può pretendere il rispetto, l'osservanza dogmatica, il rifiuto di qualsiasi distinguo.

Proprio per questo il cuore del problema non è costituito dal diritto all'irriverenza ma da quello all'esistenza, al rispetto della vita, rispetto dinanzi al quale non c'è indignazione che possa autorizzare l'assassinio. Papa Bergoglio è il vicario di Uno che non solo è stato sbeffeggiato, ma è stato aggredito, picchiato a morte e messo in croce e, per tutta risposta, ha detto "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno". Con questo gesto ha posto la matrice di una tolleranza nuova; una tolleranza che non si limita solo al rispetto dell'altro, ma genera affezione. Da lì è nato il seme buono di quell'Occidente il cui cuore è nella tutela della persona umana, della sua incolumità fisica come della sua esistenza morale. 

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