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Cronaca

LA SCELTA DI ASHLEY/ Morire di cancro per il suo bambino

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Non c'è sfida, in questa mamma, non c'è imprudenza. Non c'è nessuna bandiera ideologica da sventolare. C'è la follia della santità, che non è per tutti, ma solo per la nostra debolezza. Non è da tutti, e non dobbiamo vergognarcene, ma ringraziare che ci siano dati questi umili e grandiosi segni della certezza cristiana. Non ha rischiato la vita volutamente, Ashley, non ha peccato di orgoglio nel voler portare a termine una gravidanza contro il buon senso e la medicina. Ashley e suo marito volevano un altro bimbo, un fratellino o una sorellina per Braiden. Non sapeva di essere ammalata, è l'ultima cosa che puoi pensare, a 23 anni. Se l'avesse saputo, avrebbe fatto di tutto per non rimanere incinta, curarsi immediatamente, e cercare di salvare la sua vita e la felicità della sua famiglia. Avrebbe cercato i mezzi leciti, facendosi consigliare, e pure non leciti, facendosi aiutare e chiedendo comprensione, che avrebbe avuto, perché ogni caso è a sé, ogni uomo è un mistero e un bene assoluto, e nessuno l'avrebbe mai giudicata.

Ma quella bambina, Paisley, viveva già in lei, spegnerla non avrebbe neppure garantito la sua, di vita. E sarebbe vissuta con la pena, o sarebbe volata via con il cuore ferito, e quel raggio di sole non si sarebbe neppur acceso, a riscaldare questi suoi ultimi giorni colmi di tenerezza e di fiducia nel futuro. Anche senza di noi, che siamo così preziosi agli occhi di Dio, ma non possiamo tutto. Non siamo padroni di noi e dei nostri figli, e non li lasceremo mai, comunque, per sempre.

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