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GREEN HILL/ Animali uccisi, condannati i tre responsabili dell'allevamento

Pubblicazione:venerdì 23 gennaio 2015

foto:Infophoto foto:Infophoto

Condannati per uccisione di animali e maltrattamenti dal tribunale di Brescia Ghislaine Rondot, gestore di Green Hill, l’allevamento di beagle destinati alla sperimentazione, Roberto Bravi e Renzo Graziosi, direttore e veterinario della struttura. È stato invece assolto il secondo gestore, Bernard Gotti, per non aver commesso il fatto. Al processo hanno partecipato una ventina di animalisti, soddisfatti per la sentenza che vede inflitta una pena di un anno e sei mesi per Rondot e Graziosi, mentre di un anno per Bravi. Gli attivisti hanno commentato la sentenza con un post su Facebook, dove si legge: "Pronunciata questa mattina la sentenza contro i dirigenti di Green Hill. Condannati Gislaine Rondot, Bernard Gotti, Roberto Bravi e Renzo Graziosi. Nessuno di loro si è presentato in aula. Al di là delle pene decise dal giudice, la sentenza è storica. E' il riconoscimento di quanto da noi affermato per anni e sempre ignorato. E' la vittoria di tutti i cani là rinchiusi, uccisi, venduti". Anche Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, ha commentato, parlando di una grande vittoria: "La sentenza di Brescia è una grande vittoria, un traguardo di straordinaria importanza. Soddisfa perché riconosce la colpevolezza di 3 imputati su 4, la sussistenza dei reati (maltrattamento ed uccisione) e quindi il principio secondo cui, anche nel contesto di massimo sfruttamento economico e per scopi scientifici, gli animali vanno rispettati e tutelati, come prevede la legge".  Una sentenza di portata storica: "Da questo punto di vista – aggiunge l'ex ministro - la sentenza ha una portata storica e suggella degnamente una vicenda emblematica per l'opinione pubblica, non solo del nostro Paese. Green Hill era davvero il "canile lager" che avevamo denunciato, contro il quale hanno manifestato decine di migliaia di persone. E' una vittoria dell'accusa, ma anche di tutti coloro che amano gli animali e di tutti i poveri cani che hanno perduto la vita o hanno vissuto una non-vita tra le mura dello stabilimento di Montichiari. Fortunatamente, grazie alla legge che ho scritto, non avremo sul nostro territorio altre "fabbriche di morte". E questa è una seconda, importante ragione di soddisfazione". Intanto l’ex ministro parla delle pene inflitte: "Non possiamo dire altrettanto delle pene comminate. I responsabili non sono stati puniti come avrebbero meritato, ma è risaputo che il nostro codice penale è ancora troppo "mite" con gli autori di reati a danno degli animali. Riflettano il governo e i parlamentari che in questi giorni esaminano il decreto sulla "non punibilità per tenuità del fatto": se le norme proposte fossero state in vigore, reati come quelli commessi a Green Hill probabilmente sfuggirebbero a qualsiasi forma, anche tenue, di punizione", conclude. (Serena Marotta) 



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