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SENTENZA NO TAV/ Da Perino a De Luca, indignati a vita. Ma chi è il portatore sano?

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Alberto Perino protesta durante un esproprio in Valsusa (Infophoto)  Alberto Perino protesta durante un esproprio in Valsusa (Infophoto)

Le ragioni della sopravvivenza di un simile paradosso concettuale non poggiano solo sul ragionamento circolare sul quale questa logica si fonda, ma anche sulla profonda svalutazione delle istituzioni e la delegittimazione delle autorità messe entrambe in opera in modo particolare dalla sinistra culturale e diventate poi, a partire dagli anni 70, dei tratti particolarmente diffusi fino a costituire il paradigma dominante.

La delegittimazione delle istituzioni si fonda sul primato di una logica del sospetto che attraversa le cattedre universitarie, penetra nei salotti del potere culturale, si insedia tra gli attivisti della carta stampata e continua a circolare tra le frange dell'opinione pubblica. È l'influenza italiana, per dirla col Péguy di "toujours la grippe": una tossina permanente della quale l'Italia non sa liberarsi. 

Un'Italia relativista, costantemente malpensante, eternamente infida verso qualunque scelta e qualunque decisione è costantemente all'opera. Contro di questa non si ergono che istituzioni culturalmente deboli, il cui prestigio è costantemente eroso da un'opinione pubblica che non le riconosce. Proprio per questo la scia turbolenta dei No Tav, come di tutte le sigle che popolano questo variopinto consesso dell'indignazione permanente resta ancora saldamente insediata, nella piena indifferenza dinanzi ai fatti, ai quali costantemente si rifiuta di credere.

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